giovedì 10 settembre 2026

#Cinema&SerieTv: Maestro

Immagine creata con ChatGPT
Amo le biografie, che siano sotto forma di film o libri poco conta. Così è con estremo piacere che ho visto il film “Maestro” (2023) diretto da Bradley Cooper, che interpreta anche il protagonista. Il film è disponibile su Netflix
.

Mi sono appassionata a questa storia d’amore tra il direttore, compositore e pianista statunitense Leonard Bernstein (1918-1990) e l’attrice Felicia Montealegre (1922-1978). Due anime che si sono trovate nel corso della loro vita e che hanno saputo affrontarla nonostante le difficoltà dell’epoca.

Un’opera d’arte non dà risposte alle domande, le suscita. Il valore sta nella tensione delle risposte contraddittorie

- Leonard Bernstein

Leonard Bernstein (Bradley Cooper) è un giovane ragazzo che improvvisamente ha l’occasione della vita: gli viene comunicato che sarà lui a sostituire Bruno Walter alla direzione della New York Philarmonic Orchestra. Il giovane ne è entusiasta, anche se non ha alcuna possibilità di provare prima dell’esibizione. Il concerto comunque è un grandissimo successo, e questo gli spalanca le porte. ​
Tre anni più tardi, a una festa, incontra l’attrice Felicia Montealegre (Carey Mulligan) e tra i due si instaura fin da subito un legame profondo che li accompagnerà per tutta la vita.

La citazione iniziale è la stessa con cui si apre il film e che mi ha dato così tanto modo di filosofeggiare che ho dovuto mettere subito in pausa per leggerla, rileggerla, finché non ne assaporassi l’intero significato. ​
Questo è avvenuto solo alla fine, quando mi sono ritrovata a pensare alla vita, al vero significato dell’amore e come un artista sappia viscerarlo per la sua interezza.

Premetto che non conosco a fondo la vita dei due protagonisti, quindi non posso garantirvi che sia storicamente accurato. Nonostante questo, il film rispecchia molto uno stile onirico, a tratti molto simile a un musical o a un’opera teatrale. Non risulta però stucchevole, anzi incalza lo spettatore, lo diverte, lo fa entrare nel vivo delle emozioni.​
Mi è piaciuta molto l’idea del bianco e nero per la prima parte, quando si raccontano i tempi di una vita che veniva trasmessa sullo schermo con tutte le sfumature del grigio, per poi passare a una fotografia dai colori tipici degli anni Settanta e Ottanta. Questo ci fa addentrare più facilmente nel pensiero dell’epoca, che nel nostro inconscio lo vediamo proprio dai filtri dei toni utilizzati dai media.
Ottime le scelte degli abiti, del trucco e degli oggetti di scena.

Il cast è a dir poco eccezionale: basta uno sguardo per mostrare tutta l’intensità delle emozioni provate, la loro conflittualità in una vita che era molto più rigida di quella di oggi ma che ha saputo dare modo, soprattutto agli artisti, di esprimersi al meglio, perché nulla come l’arte ti fa capire chi sei.​
Lo scontro tra bene e male, cosa è giusto e cosa è sbagliato, tra le convenienze e le sconvenienze, perde importanza, quasi svanisce come il fumo di una sigaretta nel cielo, quando riscopriamo dentro di noi il vero significato dell’amore.

Ed ecco che ci torna in mente la citazione iniziale: per cosa vale la pena vivere? Cos’è, alla fine, quello che conta davvero? Secondo me è l’amore, di qualsiasi sfumatura sia e “Maestro” di Bradley Cooper me lo conferma.

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