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| Immagine creata con ChatGPT |
Torniamo al mercoledì Beatles con uno dei brani che più amo: “Things We Said Today”, contenuto nell’album “A Hard Day’sNight” (1964). Stiamo ancora nella prima fase dei Beatles, quindi nel momento più “puro” e “romantico”.
Come al solito il brano porta la firma Lennon/McCartney, ma è 100% opera del secondo. Anche se famoso per essere il beatle più ottimista e spensierato, in questo brano Paul fa qualcosa che personalmente amo alla follia: parlare di un amore presente come se fosse già diventato passato. Ecco perché per alcuni potrebbe essere un po’ malinconico. Però siamo sinceri e onesti: ogni amore, per quanto bello sia, è destinato a finire.
In quegli anni i Beatles stavano vivendo un periodo frenetico: album, concerti, film… la vita privata dei quattro veniva sempre dopo quella lavorativa, che li teneva impegnati praticamente sempre. Così nelle poche vacanze che riuscivano a prendere, potevano sfogare ogni emozione – anche la stanchezza – nella scrittura di nuovi brani.
Nel maggio del ’64 i Beatles riescono a prendersi una pausa: Paul e Ringo decidono di passare del tempo alle Isole Vergini americane insieme alle loro compagne, Jane Asher per il primo e Maureen Cox per il secondo.
Secondo i loro ricordi il brano nasce a bordo dello yacht su cui stavano, attraverso una semplice chitarra acustica.
Prima ho scritto che i Beatles erano molto impegnati, ed è vero, ma è vero anche che la stessa Jane Asher, attrice, aveva un calendario sempre pieno, così Paul si lascia cullare dalle onde del mare e dal profumo di salsedine e porta in superficie quella che forse al tempo era una sua preoccupazione: la distanza data non solo dalla lontananza fisica, ma anche da quella mentale tra due persone e riconoscere che il tempo passato insieme è sempre prezioso, proprio perché non è mai scontato.
Dal punto di vista del protagonista del brano, o di Paul stesso che l’ha composto, vi è una sorta di nostalgia del futuro, quel sentimento che io personalmente provo costantemente e che ti fa già guardare indietro il momento presente, proprio per dargli un valore ancora più forte.
Sappiamo tutti che il presente prima o poi diventerà ricordo, quindi perché far decidere all’inconscio ciò che non verrà dimenticato? Se si sta vivendo un momento bello, un qualcosa di significativo, una pietra miliare, per dirla alla The Sims, se ci si mette già nell’ottica del: “Questo sarà quello che vorrò ricordare per sempre”, lo stesso momento acquisisce più importanza e in un certo senso diventiamo più presenti a noi stessi nel momento in cui lo viviamo.
Anche la costruzione della musica va in accordo a questo messaggio: le strofe sono impostate in La minore, mentre la sezione centrale del brano passa a La maggiore in un continuo di atmosfera malinconica e carattere più energetico quasi rock, per poi tornare alla malinconia.
Questo cambiamento è voluto proprio per far mutare l’umore a chi la ascolta: si pensa che sia tutto finito, arriva la malinconia, per poi ricordarsi che si sta ancora vivendo l’amore più importante, e allora torna la speranza.
Come al solito il brano porta la firma beatlesiana di un passaggio armonico dal Fa maggiore al Si bemolle maggiore nel verso: “Wishing you weren’t so far away”. Scelta imprevedibile, poco convenzionale ma che appunto è l’identità del brano che si riconosce essere unico, proprio come tutti quelli dei Beatles.
Qualche settimana dopo, i Beatles tornano al lavoro e il 2 giugno 1964 iniziano a registrare il brano negli Abbey Road Studios di Londra, con la produzione affidata a George Martin.
Servono solo tre take, in realtà anche meno visto che il primo è una semplice falsa partenza; il secondo dà la base ritmica, mentre il terzo viene fatto per effettuare le sovraincisioni, che completano poi il tutto il 22 giugno.
Tra l’altro, piccola curiosità: John Lennon decide di suonare una piccola parte per pianoforte, per dare risalto alla chitarra acustica. Nella registrazione, però, il suono non rimane completamente isolato e quindi è poco udibile nella registrazione finale. Insomma: se si ascolta il brano, il pianoforte c’è, ma è quasi una traccia fantasma.
La formazione del brano vede i quattro dividersi in questo modo: Paul McCartney alla voce principale – sovra incisa per darle maggiore spessore – e al basso; John Lennon alla chitarra acustica ritmica, pianoforte e voce di accompagnamento; George Harrison alla chitarra acustica e Ringo Starr alla batteria e al tamburello.
Facendo parte dell’album “A Hard Day’s Night”, “Things We Said Today” entra a far parte anche dell’omonimo film, anche se nell’album è presente nel lato B come decima traccia.
Questo non fermò i Beatles dall’inserirla nella scaletta del tour nordamericano, dimostrando a tutti che il brano funzionava tantissimo live.

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