martedì 22 settembre 2026

#Mitologia: Perché la mitologia oggi ci sembra così crudele?

Immagine creata con ChatGPT
Ammettiamolo: più andiamo indietro nel tempo, più leggiamo storie intrise di violenza e crudeltà
. Quando, poi, abbiamo a che fare con la mitologia ci imbattiamo in dèi che non hanno nulla di buono o giusto, ma che anzi sembrano avere aspetti emotivi propri degli umani, solo molto più accentuati: sono gelosi, impulsivi e vendicativi fino ai massimi livelli. Puniscono gli umani per errori minimi, interferiscono nelle vite mortali e spesso competono persino con i comuni mortali. Soprattutto l’ultimo aspetto mi ha sempre lasciata perplessa: com’è possibile che degli dèi, capaci di ogni cosa, vogliano mettersi ai livelli di esseri inferiori?

Se, a seconda dei nostri caratteri, troviamo diversi aspetti assurdi della mitologia antica, per i Greci e i Romani queste storie non erano illogiche o scandalose, a loro servivano per spiegare il mondo, la natura e la condizione umana. È proprio per questo che ora vediamo le storie troppo distanti: è la nostra mentalità a essere cambiata rispetto a quella di millenni fa.

Oggi c’è una netta distinzione tra “religione”, “letteratura” e “morale”. Ai tempi degli dèi dell’Olimpo – da leggere come l’intro di Xena – tale separazione non esisteva allo stesso modo. Di conseguenza la religione greca non si basava su un dogma morale universale, ma su pratiche, miti e rapporti rituali con il divino. Ciò significa che qualsiasi dio non doveva raffigurare un “modello etico” al quale aspirare, ma una forza del mondo: il cielo, il potere, la sovranità, la natura, l’abbondanza… Aspettarsi da chiunque di loro una giustizia morale coerente con quella odierna è un errore di prospettiva. Come dico sempre: non dobbiamo giudicare la Storia con la morale di oggi, ma con quella del tempo.
Così gli dèi erano sì potenti e dotati di poteri sovraumani, ma rimanevano profondamente antropomorfi: provavano emozioni umane, commettevano errori e si lasciavano guidare da desideri e risentimenti.

Tra le emozioni umane più provate dagli dèi c’è di certo la gelosia. Ovviamente al tempo si doveva spiegare un concetto molto importante: chi rompe un equilibrio naturale o sociale ne subisce le conseguenze. In quelle storie vi sono rappresentate le forze fondamentali dell’esistenza: il matrimonio, il desiderio, il potere e la fertilità. Immaginiamoci in un mondo dove i tribunali non sono quelli di oggi, dove non esistono test del DNA ad accertare una paternità e dove problemi di concepimento non possono risolversi con un’inseminazione. Avere come esempio una storia che ci mette di fronte alle conseguenze possibili dei errori (come un tradimento, o il rapire un bambino), era al tempo fondamentale per comprendere il rapporto di causa e conseguenza.

Certo, qui si arriva al discorso: eh, però le punizioni non sono tipo eccessive? Anche meno. E in effetti in un sistema come il nostro, dove la condanna è l’inizio di una rieducazione, può sembrare folle che un umano venga punito per aver osato sfidare, in qualsiasi modo, un dio. Ma ancora, al tempo non era così tanto impensabile.
La punizione eccessiva nasce dal bisogno di avere sempre presente che il dio (l’ordine cosmico) ha una forza maggiore rispetto a quella umana. Le due parti non sono alla pari come potrebbe accadere in un qualsiasi procedimento penale moderno, e l’umano, andando contro un dio, si ritroverà sempre a dover fare i conti con l’essersi messo in mezzo a qualcosa di più grande.

Abbiamo tutti presente come per spiegare che una cosa è pericolosa, gli adulti raccontano storie assurde ai bambini: “Arriva l’Uomo Nero”, “Se mangi senza masticare bene, poi succede che ingoi un semino e ti nasce l’intera pianta in pancia”… Allo stesso modo quei miti servivano a mettere all’erta il popolo: certi errori, certi comportamenti sono così pericolosi che potrebbero avere conseguenze estreme per sé stessi e gli altri. Mai sfidare la sorte, quindi. Mai prendersi beffe della natura.
Ecco perché, nella maggior parte dei casi, le conseguenze non ricadevano solamente su chi le aveva commesse, ma sull’intera comunità o sulla stirpe del colpevole. Ordine e controllo sociale venivano così esercitati senza che nessuno potesse fiatare o ribellarsi a possibili re che, al tempo e a lungo attraverso i secoli, alcuni di loro erano visti come scelti da un dio.

Altra crudeltà che troviamo nelle pratiche religiose antiche è quella dei numerosi sacrifici animali, e non solo. Al tempo era l’unico modo che gli esseri umani avevano per comunicare con il divino, quindi era visto come una sorta di scambio: si offriva al cielo quella parte di mondo a noi fondamentale in cambio di protezione e fertilità. Gli esseri umani sapevano di essere inferiori agli dèi, così come gli animali erano inferiori a loro ed esercitavano una sorta di potere nel decidere della loro sorte.

Se a oggi il tutto ci sembra crudele o esagerato, è per l’avvento delle religioni monoteiste e per la cultura giudaico-cristiana che ha rivoluzionato completamente la mentalità umana.
Che siamo credenti o no, siamo tutti cresciuti con la morale cattolica. Dio ha fatto l’uomo a sua immagine e somiglianza: noi non siamo dei suoi sottoposti, ma figli a tutti gli effetti. La comunicazione è sempre aperta e non ha bisogno di sacrifici, rituali o posti speciali per poterla manifestare. Inoltre, proprio perché Padre, Dio rimette ogni errore al figlio che implora il Suo perdono, concedendo gioia e pace nel momento in cui la relazione viene ristabilita. Proprio per tutto questo l’uomo non sbaglia perché vuole sfidarLo, ma perché in un certo periodo della vita può allontanarsi dal Padre, che comunque lo riaccoglierà sempre a braccia aperte.

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