Ci sono estati che non assomigliano affatto alle cartoline. Estati trascorse in una città quasi deserta, con le strade silenziose, il caldo che diventa una presenza costante e anche una storia appena iniziata che può trovare spazio proprio perché tutto il resto sembra essersi fermato. È dentro questa dimensione sospesa che nasce “Crisalide”, il nuovo singolo di De.Stradis, nome d’arte di Vincenzo Destradis, feat. Lauryyn, disponibile in radio e in digitale.
Il nuovo singolo arriva dopo un’estate dedicata ai live e inaugura una nuova serie di appuntamenti dal vivo, alternando appuntamenti in formazione solista e in band. De.Stradis è stato il 18 ottobre alla Finale di Musica da Bere di Brescia, poi si troverà il 7 novembre al Barezzi Festival di Parma, il 27 novembre al Largo Venue di Roma, il 29 novembre al Bahamaus di Bologna e il 23 gennaio all’Arci Arcipelago di Cremona.
Cantautore di origine pugliese, De.Stradis ha perfezionato la sua formazione al Conservatorio di Bologna, maturando negli anni una significativa esperienza live in Italia e in Europa. Nel 2024 è tra gli otto vincitori di Musicultura con “Quadri d’autore” e da oltre dieci anni collabora con il polistrumentista, autore e produttore Filippo Bubbico, con cui ha costruito un percorso sonoro in cui la scrittura d’autore si intreccia con influenze R&B, soul, jazz e pop, tra melodie e testi diretti, capaci di raccontare emozioni e situazioni quotidiane.
«Ho scritto “Crisalide” un anno fa, durante il mio primo Ferragosto a Bologna: una città abbandonata a se stessa, ma proprio per questo da vivere lentamente. La associo all'inizio di una frequentazione, perché quel rallentamento e la fuga dal caldo, dal romantico proletariato di chi non può permettersi le ferie, fanno trovare del sentimento anche nel luogo più angusto. Il brano è nato dalla chitarra ed è, per la prima volta in un mio progetto, interamente suonato da strumenti a corda: chitarra, basso e violini. Lo scorso gennaio l'ho fatto ascoltare ad Aurora (Lauryyn), che se n'è innamorata e ha voluto metterci del suo: non l'avevo mai sentita in queste sonorità e il risultato mi ha molto colpito.»
- De.Stradis
“Crisalide” nasce nell’estate 2025, sul finire della produzione dell’album d’esordio “Appartengo al mare”, e ne raccoglie alcuni degli elementi comunicativi, aprendosi al tempo stesso verso nuove direzioni. Il suono si fa ancora più acustico e minimale, mantenendo l’approccio di registrazione su nastro analogico e la produzione di Bubbico. La voce, pulita e in primo piano, lascia spazio a un arrangiamento interamente costruito sugli strumenti a corda, con chitarra, basso e il violino di Rachele Innocenti. A completare questo intreccio arriva Lauryyn, una delle voci più riconoscibili della scena R&B italiana, con una melodia personale e una propria chiave di lettura del tema. È proprio la mescolanza dei timbri a generare il momento di maggiore intensità espressiva della canzone.
“Crisalide” racconta così un’estate diversa da quella immaginata: senza mare, senza partenze, ma piena di dettagli, incontri e quella malinconia che, quando trova qualcuno con cui condividerla, può diventare anche un modo per restare a galla.
Ciao Vincenzo! Inizio sempre chiedendo: come ti sei avvicinato alla musica e quando hai capito che sarebbe diventata la tua strada?
L’ho capito a 19 anni, mentre studiavo ingegneria e sentivo una forte esigenza di suonare e scrivere musica mia. Prima, nel mio piccolo contesto di provincia, non avevo mai preso in considerazione questa possibilità come una strada percorribile. Frequentando per una settimana il CET di Mogol, però, ho incontrato tanti artisti emergenti e cantanti che cercavano di fare della musica il proprio mestiere. Mi sono reso conto che non ci avevo mai provato con vera convinzione e che non avevo nulla in meno di loro. Da quel giorno ho deciso che la musica sarebbe diventata la mia strada, da percorrere con costanza e determinazione.
La tua vita e il tuo percorso musicale si sono sviluppati tra la Puglia e Bologna. Che cosa hai assorbito da questi due luoghi e come si sono tradotti nella tua musica e nelle tue sonorità?
La Puglia è stata per me una questione di fondamenta, natura e valori forti. È il luogo in cui mi sono definito innanzitutto come essere umano, ma che, almeno durante la mia adolescenza, mi ha dato poco spazio per formarmi artisticamente, anche perché vivevo in provincia. Negli ultimi anni, in realtà, ho trovato in Puglia un humus culturale fondamentale: Filippo Bubbico, con cui produco la mia musica, e tanti artisti amici con cui collaboro e che stimo vivono proprio lì.
Bologna, invece, è stata la mia mamma artistica. Qui ho costruito i miei primi progetti e fatto i miei primi live, e la città resta ancora oggi un punto di riferimento fondamentale. Passeggiare per le sue strade e vivere la sua continua evoluzione sociale e culturale sono tra le mie fonti d’ispirazione per quello che scrivo.
Nel corso della tua carriera hai avuto numerose esperienze live e di tour, sia in Italia che in Europa. Quali sono stati gli insegnamenti più importanti che hai raccolto lungo questo percorso, sul piano artistico e personale?
Innanzitutto, mi sono professionalizzato e ho fatto la famigerata gavetta, che mi ha permesso di conoscere bene tutte le dinamiche che stanno dietro a un tour di piccole e medie dimensioni. Ho imparato ad avere a che fare con il pubblico, a esibirmi davanti a sale piene e sale vuote, riuscendo comunque a mantenere alta la presenza e adattando la comunicazione e l’approccio al contesto.
Ho raccolto storie e conosciuto persone con vite diversissime, imparando a convivere con i compagni di band, ad affrontare ogni inconveniente e, banalmente, a convivere anche con noi stessi. Si impara davvero tanto, probabilmente molto altro che al momento mi sfugge.
Il tuo brano “Crisalide” è nato proprio durante il tuo primo Ferragosto a Bologna. Che cosa ti ha ispirato maggiormente in quel momento e in che modo quell’esperienza ha contribuito alla nascita del brano?
Sono pugliese e in quel periodo ero tornato a Bologna per alcuni concerti. Preferisco sinceramente stare al mare, ma la città, in quei giorni, resta abbandonata e restituisce sicuramente una sensazione di spazio.
Il brano nasce dal confronto con una frequentazione vissuta in città, nel disagio del caldo urbano. Mi piaceva l’idea di romanticizzare questo disagio, anche un po’ proletario, di chi è costretto a restare in un luogo poco confortevole e riesce a evaderne attraverso un amore che nasce.
Aurora è innanzitutto un’amica, quindi lavorare insieme è stato spontaneo e molto semplice.
Le ho fatto ascoltare il brano dopo il concerto di Raye, lo scorso gennaio. Aveva soltanto la prima strofa e il ritornello, e gliel’ho fatto sentire semplicemente per il piacere di condividerlo con lei. Ne è rimasta colpita e mi ha chiesto se poteva scriverci sopra. Era da tanto tempo che cercavamo l’occasione di collaborare, ed è nata così.
Ci siamo poi rivisti per dare un’impronta alla sua parte e parlare del brano nel suo insieme. Dopodiché Aurora ha scritto autonomamente la strofa e una parte del secondo ritornello: aveva chiarissima la visione e ha dato un contributo di cui sono davvero molto contento.
Guardando al futuro, quali sono i prossimi progetti a cui stai lavorando e che cosa ti piacerebbe esplorare nel tuo percorso musicale?
Per ora vorrei fermarmi con le pubblicazioni, ma non con i live. Voglio scrivere un nuovo disco e capire che cosa desidero studiare e approfondire. Il viaggio, da questo punto di vista, è appena iniziato.
Per ora vorrei fermarmi con le pubblicazioni, ma non con i live. Voglio scrivere un nuovo disco e capire che cosa desidero studiare e approfondire. Il viaggio, da questo punto di vista, è appena iniziato.


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