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| Immagine creata con ChatGPT. Non rispecchia l'opera di cui si parla |
Qualche giorno fa è toccato a “Nell’Harem”, di Frederick Arthur Bridgman (1847-1928), opera che l’artista ha realizzato nel 1894, nel pieno della sua maturità.
Allievo del maestro Jean-Léon Gérôme, si discosta da lui in tutto e per tutto, dando il via a uno stile così ben caratterizzato da divenire ben presto unico e riconoscibile.
Bridgman, pittore americano, era già molto conosciuto al tempo e tenuto in grande considerazione nella corrente dell’Orientalismo, con questa opera – visibile a questo link – si consacra del tutto, forse anche perché dimostra all’Occidente che l’harem non è proprio il luogo che ci si immagina.
A differenza delle altre rappresentazioni ottocentesche, cariche di sensualità e voyeurismo, Bridgman sceglie di rappresentare l’harem come uno spazio domestico. Le donne non sono oggetti dalle sembianze esotiche, ma semplici persone che si stanno rilassando, conversando tra di loro. Una bambina lì accanto è simbolo netto che quel momento non ha nulla a che vedere con gli eccessi di cui si narra.
Ma questo dimostra che Brigman ha dipinto la verità? Non proprio…
L’occhio dell’artista è ossessionato dal dettaglio: luce che filtra dalle porte e finestre aperte, architetture, archi africani, piastrelle dai colori accesi, tappeti… persino i vestiti tradizionali delle donne riflettono la realtà dell’Oriente. Tutto, insomma, è riprodotto con precisione quasi maniacale che ci fa sentire dentro la scena.
Il problema, però, è che questo harem è opera della sua fantasia.
Bridgman ha davvero viaggiato in Algeria ed Egitto, captando e accumulando numerosi oggetti da quelle terre per poter lavorare al meglio alle sue opere ma, in quanto a occidentale, a lui i veri harem erano preclusi. Tutto ciò che può fare, quindi, è immaginarseli, ma senza l’oggettificazione femminile, senza dare al pubblico occidentale l’ulteriore conferma delle loro tesi.
L’harem nel mondo arabo-islamico è la parte della casa riservata a donne e bambini, e così Bridgman lo immagina come spazio volto al relax e alle interazioni personali. Oggi come allora il pubblico vuole dall’arte evasione, esotismo e il “proibito”. Adesso diremmo che il “sesso vende”, all’epoca non era poi tanto diverso, anche se forse più scandaloso. Bridgman invece sceglie l’eleganza e la misura dando sì l’esotismo e l’evasione, ma preferendo il fascino del mondo lontano dal peccaminoso.
Pur mantenendo una profonda distinzione tra Oriente e Occidente, proprio grazie alla scelta dei dettagli, l’artista dimostra che i due mondi non sono così differenti e in una società ossessionata dall’Orientalismo come quella in cui Bridgman viveva, questo pensiero è stato decisamente la sua forza.

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