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| Immagine creata con ChatGPT |
Qualunque sia il mito, mi identifico maggiormente nei personaggi che sanno soppesare le parole e le azioni degli altri, restituendo a ciascuno ciò che merita.
La mitologia greca ha delle figure che incarnano esattamente tutto ciò: le Erinni, chiamate Furie dai Romani. Le Erinni incarnano il rimorso, il senso di colpa e la coscienza che divora chi ha infranto un ordine considerato sacro. E da loro non si fugge.
Troviamo le Erinni in uno degli episodi più violenti della cosmogonia greca. Secondo Esiodo, nella sua Teogonia, queste creature emergono dal sangue di Urano caduto sulla terra dopo essere stato evirato dal figlio Crono.
Di origini antichissime, le Erinni principali sono tre: Aletto (l’incessante), Megera (associata all’odio e all’invidia) e Tisifone (la vendicatrice dell’omicidio). Il loro compito è punire le colpe più gravi, soprattutto i crimini contro il sangue familiare, gli spergiuri e le violazioni dell’ordine naturale.
Descritte come creature terrificanti dai capelli di serpenti, occhi grondanti sangue, ali oscure e voci capaci di condurre alla follia, le Erinni non fanno praticamente nulla di fisico per combattere i “nemici”: ogni loro arma è di natura psicologica, entrano nella mente e inseguono il colpevole incessantemente, senza un attimo di tregua, impedendogli il sonno, la pace e la lucidità.
Nelle tragedie greche chi è perseguitato da loro è spesso isolato, paranoico e tormentato da continue visioni spaventose.
Il mito più famoso in cui sono presenti è quello raccontato da Eschilo nell’Orestea.
Dopo l’assassinio di Agamennone da parte della moglie Clitennestra, il figlio Oreste decide di vendicare il padre uccidendo la madre.
Se da una parte la vendetta era un dovere, dall’altra il matricidio era considerato come crimine grave. Eppure Oreste compie ciò che considera un dovere verso il padre, e le Erinni cominciano a perseguitarlo per matricidio.
Lui scappa, impazzisce, si rifugia al tempio di Apollo, ma nulla serve a liberarlo da loro. Sarà Atena a istituire un tribunale ad Atene per giudicare Oreste e porre fine alla spirale di vendette. Oreste viene assolto al termine del processo, ma le Erinni protestano contro il verdetto. Atena riesce infine a placarle, riconoscendo loro un posto nell’ordine religioso e vivico della città: da quel momento saranno onorate come Eumenidi, le “benevole”.
Se inizialmente le Erinni possono essere interpretate come una rappresentazione della persecuzione psicologica e del rimorso, una sorta di coscienza tormentata, in qestuito il loro significato può essere accostato anche a quello dell’“esame di coscienza”, inteso come riflessione sulle ragioni e sulle conseguenze delle proprie azioni.
Se lo leggiamo in questo modo, le Erinni possono essere interpretate come il frutto del senso di colpa: in questa prospettiva, sono le nostre azioni e la nostra natura umana a renderle presenti.
Nella cultura greca il mondo non era moralmente neutro: a ogni gesto o azione negativi, bisognava rispondere ristabilendo l’equilibrio, attraverso un’azione riparatrice. Le Erinni nascono e si generano automaticamente dal male come una forza destinata a reagire e a combattere chi quel male l’ha creato.
Nella cultura greca il mondo non era moralmente neutro: a ogni gesto o azione negativi, bisognava rispondere ristabilendo l’equilibrio, attraverso un’azione riparatrice. Le Erinni nascono e si generano automaticamente dal male come una forza destinata a reagire e a combattere chi quel male l’ha creato.

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