Sto ancora urlando nella mia testa. Ieri ho finito di leggere il thriller di Lorenzo Sartori, “L’Inferno addosso” uscito in tutte le librerie d’Italia il 13 ottobre 2026 per Fazi Editore. Ho potuto leggerlo in anteprima grazie alla copia omaggio in formato Kindle data dalla stessa casa editrice e sto ancora urlando nella mia testa.
Non un libro per i deboli di cuore, ma sicuramente un libro per chi, come me, si entusiasma, si ossessiona ma si inquieta molto quando si trova davanti a scene e trame al limite tra realtà e illusione.
Cosa è vero e cosa non lo è? È difficile dare una risposta quando si parla di realtà, ma si presuppone sia facile quando si parla di indagini e thriller. E invece no. Questo libro – e forse anche la storia giudiziaria che stiamo vivendo con Garlasco – ne è un esempio.
“«Io lo ammazzo, quello, giuro su Dio, lo ammazzo».
Ma qualcuno aveva fatto ripartire la musica e quella frase arrivò solo alle mie orecchie.”
Tutto ha inizio nell’estate del 1984. Gianfranco e il suo gruppo di amici frequentano le medie, muovono i primi passi nel mondo dell’adolescenza, quando il loro mondo viene sconvolto dalla scomparsa di una loro coetanea e compagna di classe di Gianfranco: Alessandra. Tutti in paese si chiedono cosa sia successo, che fine abbia fatto, e mentre le indagini iniziano distanti dai ragazzini che non vengono neanche ascoltati, un altro amico di Gianfranco, Marco, muore a seguito di un incidente.
Dai due fatti sono passati quarant’anni: ora Gianfranco è un giornalista di cronaca nera e riceve una soffiata sul ritrovamento di un cadavere che potrebbe essere quello della stessa Alessandra. Gianfranco inizia, suo malgrado, ad avvicinarsi al caso, a indagare con chi indaga, a scoprire segreti che non avrebbe dovuto sapere, e a mettersi in situazioni che potrebbero mettere in pericolo lui e sua figlia Gaia.
Più andrà avanti con il caso, più scoprirà che il confine tra realtà e illusione è sottile, tanto da spingerlo alla paranoia in un passato e presente che si mescolano continuamente. Con queste premesse capiamo bene che anche per noi è difficile capire quale sia la verità.
Della scrittura di Sartori ho già parlato quando ho letto “Il Nido del Pettirosso” e, come in quel caso, anche qui Sartori ha l’incredibile talento di non farti fidare di nessun personaggio, neanche del “buono”. Questo dovrebbe essere un must per chi scrive thriller, ma non tutti hanno la capacità di saperlo usare appieno.
Anche questa volta i personaggi si dividono da subito negli archetipi di “buoni” e “cattivi”, ma tanto ogni ruolo viene rovesciato pagina dopo pagina, portando a mischiarli così come i colori di un pittore nella tavolozza. Più volte ci sono rimasta male perché un mio sospettato non si è rivelato poi tale.
I flashback possono risultare all’inizio pesanti e inutili, ma quando si collega tutto, diventano la chiave per comprendere ciò che neanche il protagonista ha il coraggio di ammettere.
Se nel romanzo precedente il protagonista era anche il luogo, in questo vorrei dire che insieme al gruppo di amici, ai protagonisti si aggiungono i colpi di scena e le scene di azione degne di un film d’azione americano di alto livello.
Thriller promosso, attenzione solo a non prenderlo mai alla leggera.

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