lunedì 12 ottobre 2026

#Costume&Società: Essere sempre raggiungibili ci sta svuotando

Immagine creata con ChatGPT
Ormai mesi fa io e Silvia abbiamo parlato dell’importanza di staccare con il telefono
. Lei è stata un po’ più estremista, desiderando comprare i vecchi cellulari di una volta, quelli che non andavano su internet e che facevano foto giusto per miracolo. Io sono un po’ più morbida, invece. Ho il telefono sempre con me, ma ho cominciato a mettere la modalità “non disturbare” praticamente sempre.

Se prima toglievo internet quando uscivo, ora rimango sempre con i dati attivati anche se non ho disponibilità di un wi-fi, però silenzio ogni notifica se non strettamente necessaria.

Sì, perché ricordo ancora quel tempo, neanche così tanto lontano, in cui il cellulare veniva utilizzato solo per le urgenze. Il resto, poteva aspettare. Se dovevamo parlare molto non c’erano audio che tenevano, ci si dava appuntamento e ci si vedeva.

Benvenuti nell’articolo dei primi anni 2000: dove l’esserci per gli altri aveva davvero un significato.

Nel 2026 siamo disponibili h24 per tutti. Colleghi, amici, parenti, persino conoscenti o addirittura sconosciuti: chiunque abbia il nostro numero o il nostro contatto social, può contattarci in ogni momento della giornata. Spunte blu, il visualizzato, l’orario dell’ultimo accesso sembrano non lasciare scampo: se hai visto, devi rispondere. C’è chi toglie al proprio interlocutore la possibilità di vedere il visualizzato o chi, come me, proprio nun je ne po’ fregà de meno, come si dice a Roma. (Traduzione: non mi interessa minimamente).
Qualsiasi sia la nostra mentalità, però, dobbiamo comunque giustificarci. “Scusami se non ho risposto, ma…” chi ha avuto la fortuna di essere adolescente nei primi del 2000, sa perfettamente che giustificarsi per non aver risposto a un messaggio è il primo campanello d’allarme per un problema di ansia sociale. Davvero ci diamo il permesso di attaccarci così tanto a una risposta? Davvero sentiamo il bisogno di non fare brutte figure e per questo rispondiamo a chiunque? Quand’è che ci daremo il permesso, invece, di lasciar andare? Di non attendere una risposta?

Quando pongo queste domande ai più giovani mi guardano terrorizzati: “Ma poi come fai a instaurare rapporti?”. Il problema, quindi, è forse ancora più grave: davvero pensiamo che le relazioni, di qualsiasi tipo, nascano e vivano solo se c’è l’interazione virtuale? Davvero i più hanno perso la capacità di uscire, iscriversi a qualche corso, o anche solo fare una conoscenza random? Ricordo a tutti che io e Silvia ci siamo conosciute nel 2018, sulla metro.

I più coraggiosi, i figli della nuova generazione, che iniziano a darmi retta e a provare a stare senza telefono per un intero pomeriggio hanno compreso bene quando parlo dei tre maggiori benefici che dà la disintossicazione virtuale: prima di tutto scompare la noia. Sì, inizialmente può sembrare impossibile farlo, ci verrà sempre la voglia di prendere il telefono, scrollare, fare qualche giochino stupido… ma giorno dopo giorno ci si accorge che abbiamo trovato così tante altre attività interessanti da avere sempre meno bisogno di uno schermo.
Poi arriva l’autoriflessione. Lo sapete, ne sono sempre una fan. Senza i momenti occupati a leggere o pensare alle notifiche, ai messaggi e ai contenuti, cominciamo ad ascoltare noi stessi, ciò che vogliamo e che pensiamo davvero. Seguendo questo flusso ci conosciamo, ci riscopriamo e iniziamo a vivere esperienze davvero significative.
E poi, finalmente, smettiamo di esistere solo in risposta agli altri. Non ci interessa più sapere se Tizio o Caio ci hanno messo il like, non ci chiediamo più cosa stiano facendo gli altri. Viviamo per noi stessi, interagiamo per nostra scelta personale e di conseguenza prendiamo sempre più consapevolezza delle persone che vogliamo al nostro fianco: se ci fanno perdere tempo, se ci fanno dubitare, allora il distacco arriva naturalmente.

Tutto questo, però, si muove attraverso due forze opposte. Deve essere per forza così, è il brutto del dualismo.
Da una parte abbiamo la FOMO: la paura di essere tagliati fuori. Lasciare in stand-by i nostri dispositivi elettronici ci fa pensare che stiamo perdendo qualcosa: una conversazione, un’opportunità, un momento. Ecco che sentiremo sempre l’impulso di controllare, anche se davvero non serve. Se resistiamo, però, diamo la possibilità di far crescere in noi qualcos’altro.
La JOMO: la gioia di essere tagliati fuori. Tiriamo tutti un sospiro di sollievo perché capiamo che non dobbiamo per forza sapere tutto, rispondere subito, esserci sempre.
Credetemi, per me è stato davvero difficile. Ero una di quelle persone che doveva rispondere subito e a tutti, perché pensava che fosse educazione. Adesso, invece, riesco a passare giorni senza aprire certe conversazioni WhatsApp ed è tutta liberazione.

In un mondo dove siamo tutti interconnessi e i confini mentali non esistono praticamente più, dobbiamo costruirli per salvaguardarci.
Esserci sempre vuol dire che stiamo trasmettendo agli altri il pensiero che per loro siamo sempre e completamente a loro disposizione. Non è più educazione, ma voglia di essere visti in un certo modo, a discapito del nostro essere.
Se ci siamo sempre per gli altri, quand’è che ci saremo per noi stessi?

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