Con i primi freddi – se di questo si può parlare, purtroppo –, l’istinto mi mormora di lanciarmi su due specifici generi letterari: il dark academia e il thriller/horror, soprattutto se condito da aspetti psicologici, strani, a volte… paranormali.
Il gioco della conta di Sinéad Nolan, disponibile nelle librerie dal 29 settembre 2026, è stato la mia scelta per questo non troppo fresco inizio d’autunno e, grazie alla copia omaggio in formato digitale inviata da Fazi Editore, ho potuto scivolare nel mood autunnale con l’esordio dell’autrice irlandese.
Il gioco della conta di Sinéad Nolan, disponibile nelle librerie dal 29 settembre 2026, è stato la mia scelta per questo non troppo fresco inizio d’autunno e, grazie alla copia omaggio in formato digitale inviata da Fazi Editore, ho potuto scivolare nel mood autunnale con l’esordio dell’autrice irlandese.
Jack e Saoirse stanno giocando nella foresta vicino a casa loro quando Saoirse scompare. Jack non può fare altro che tornare dalla sorella Kate, rimasta a prendersi cura di entrambi dopo la morte della madre, e dirle che Saoirse è stata presa dalla Creatura che abita la foresta. L’unico modo per farla tornare a casa è giocare al gioco della conta, sperando che la foresta non si arrabbi troppo.
Se nella mente di Jack la scomparsa di Saoirse è terrore e gioco al tempo stesso, per la Garda – il corpo di polizia irlandese – e per Freya Hemmings, la psicoterapeuta chiamata perché Jack si apra e racconti i momenti che hanno preceduto la scomparsa della sorella, questo rapimento è tutt’altro che un gioco: è una corsa contro il tempo.
Ed è proprio il tempo l’elemento su cui l’autrice gioca: la trama dell’intero libro si sviluppa nell’arco di soli ventuno giorni, ed è anche questo a rendere il ritmo serrato, catturando il lettore e intrappolandolo tra le bugie disseminate nelle pagine.
Tre settimane possono essere brevissime o sembrare anni, e Nolan è bravissima a rendere duplice la percezione del lettore, costringendolo a rallentare nelle riflessioni più psicologiche e a correre, con il cuore palpitante, mentre i protagonisti cercano la piccola Saoirse prima che sia troppo tardi.
Gli elementi fondamentali del thriller psicologico – la tensione, i frequenti colpi di scena, la scelta di particolari punti di vista, come quello di Jack, il fratello di nove anni della ragazzina scomparsa – sono tutti presenti e ben calibrati, tanto da spingermi a dire che, a mio parere, a questo libro non manca proprio nulla.
I suggestivi paesaggi irlandesi che fanno da sfondo alle vicende finiscono per diventarne a loro volta protagonisti, soprattutto attraverso questa Creatura senziente che pare vivere all’interno della foresta, e sono descritti meravigliosamente. Il piccolo paese scelto come ambientazione, poi, è perfetto per fare da contorno alla vicenda: chi non apprezzerebbe un villaggio dove tutti si conoscono, pieno di figure non proprio cristalline, personaggi ambigui e malelingue?
Le tematiche affrontate dall’autrice sono rimaste con me per tutta la lettura e anche oltre. Ho apprezzato che la protagonista fosse una psicoterapeuta infantile con un passato difficile e un trauma ancora da elaborare, che la fragilità mentale e la perdita fossero temi fondamentali, capaci di sostenere l’intera narrazione, e soprattutto che certi particolari, apparentemente secondari, si rivelassero invece basilari proprio perché contribuiscono alla trama.
Nolan ha mascherato magistralmente il suo debutto dietro un romanzo ricco, pieno di sfumature e dettagli preziosi, con una storia capace di catturare il lettore fin dalla prima pagina. Ma soprattutto ha costruito un thriller che non vive soltanto della domanda più immediata – che cosa è successo a Saoirse? – perché, pagina dopo pagina, costringe a farsene molte altre.
Quanto c’è di vero nelle parole di Jack? Quanto possiamo fidarci di ciò che vediamo? E quanto, invece, siamo disposti a credere all’esistenza di una Creatura nella foresta pur di trovare una spiegazione a qualcosa di molto più umano?
Forse è proprio qui che Il gioco della conta funziona meglio: nel confine sottilissimo tra ciò che ci spaventa perché non sappiamo spiegarlo e ciò che ci spaventa ancora di più quando, finalmente, riusciamo a farlo.
Se nella mente di Jack la scomparsa di Saoirse è terrore e gioco al tempo stesso, per la Garda – il corpo di polizia irlandese – e per Freya Hemmings, la psicoterapeuta chiamata perché Jack si apra e racconti i momenti che hanno preceduto la scomparsa della sorella, questo rapimento è tutt’altro che un gioco: è una corsa contro il tempo.
Ed è proprio il tempo l’elemento su cui l’autrice gioca: la trama dell’intero libro si sviluppa nell’arco di soli ventuno giorni, ed è anche questo a rendere il ritmo serrato, catturando il lettore e intrappolandolo tra le bugie disseminate nelle pagine.
Tre settimane possono essere brevissime o sembrare anni, e Nolan è bravissima a rendere duplice la percezione del lettore, costringendolo a rallentare nelle riflessioni più psicologiche e a correre, con il cuore palpitante, mentre i protagonisti cercano la piccola Saoirse prima che sia troppo tardi.
Gli elementi fondamentali del thriller psicologico – la tensione, i frequenti colpi di scena, la scelta di particolari punti di vista, come quello di Jack, il fratello di nove anni della ragazzina scomparsa – sono tutti presenti e ben calibrati, tanto da spingermi a dire che, a mio parere, a questo libro non manca proprio nulla.
I suggestivi paesaggi irlandesi che fanno da sfondo alle vicende finiscono per diventarne a loro volta protagonisti, soprattutto attraverso questa Creatura senziente che pare vivere all’interno della foresta, e sono descritti meravigliosamente. Il piccolo paese scelto come ambientazione, poi, è perfetto per fare da contorno alla vicenda: chi non apprezzerebbe un villaggio dove tutti si conoscono, pieno di figure non proprio cristalline, personaggi ambigui e malelingue?
![]() |
| Immagine creata con l'IA |
Nolan ha mascherato magistralmente il suo debutto dietro un romanzo ricco, pieno di sfumature e dettagli preziosi, con una storia capace di catturare il lettore fin dalla prima pagina. Ma soprattutto ha costruito un thriller che non vive soltanto della domanda più immediata – che cosa è successo a Saoirse? – perché, pagina dopo pagina, costringe a farsene molte altre.
Quanto c’è di vero nelle parole di Jack? Quanto possiamo fidarci di ciò che vediamo? E quanto, invece, siamo disposti a credere all’esistenza di una Creatura nella foresta pur di trovare una spiegazione a qualcosa di molto più umano?
Forse è proprio qui che Il gioco della conta funziona meglio: nel confine sottilissimo tra ciò che ci spaventa perché non sappiamo spiegarlo e ciò che ci spaventa ancora di più quando, finalmente, riusciamo a farlo.


Nessun commento:
Posta un commento