mercoledì 4 marzo 2026

#Anime: Le eroine degli anime che ci hanno insegnato il coraggio

Immagine creata dall'IA
Quando torno alla me bambina che guardava i cartoni animati giapponesi, il ricordo mi torna sottoforma di emozione, quel sentirmi completamente estasiata dalle figure femminili finalmente non più in attesa che un uomo arrivi magicamente a salvarle, ma con pieno potere decisionale e piena responsabilità sulle scelte da prendere per portare a buon fine il loro piano. Che fossero buone o cattive poco contava: tutte erano le padrone di loro stesse e mai figure di controllo, o simboli di sola bellezza.


Determinate, a volte spregiudicate, ribelli e fragili al tempo stesso: le figure di cui vi voglio parlare oggi mi hanno insegnato cosa significa essere forti. Perché, ormai si sa, essere eroici o coraggiosi non significa non avere paura, ma sapere come affrontare quel sentimento quando si presenta.
   
Lovely Sara (1985)

La storia si rifà al noto romanzo di Frances Hodgson BurnettLa piccola principessa” (1905), quindi è giusto dire che devo ogni insegnamento mi è stato dato proprio a lui. Ma è anche giusto dire che mai avrei letto il libro se non avessi visto l’anime quando lo trasmetteva Italia1.
Sara è una piccola nobildonna, figlia di un noto generale che quando parte per l’India è costretta ad andare in un collegio. Lì ha un trattamento di favore riservato dalla direttrice Minchin ma quando arriva la notizia della morte del padre, Sara si vede crollare via tutto. È solo per il timore che il collegio venga visto male, che la direttrice non manda la bambina in mezzo a una strada, e quindi decide darle il lavoro di sguattera.
Sara non cambia mai il suo atteggiamento nei confronti della vita: è entrata come una persona gentile, buona, disponibile, con un’integrità e dignità che quasi non conoscono pari e così si mantiene anche quando tutto va a rotoli e la vita si fa veramente dura. Non si vendica della vita stessa, né ha in sé la voglia di mandare tutto all’aria: la sua forza interiore le permette di vivere ogni giorno al meglio, fino e oltre il riscatto finale.

Sailor Moon (1992)

Sì, lo metto ovunque. Un po’ tutte le guerriere Sailor rappresentano, in apparenza, il modello femminile sempre bello, perfetto, bravo, buono. Ognuna di loro ha i suoi difetti, ma nel complesso ne escono sempre come le ragazzine kawaii, forse a eccezione di Usagi che è inspiegabilmente quella più bullizzata e che di certo non nasconde le sue insicurezze. Eppure è proprio lei la leader del gruppo, quella che non molla mai e che trova sempre il modo per far rialzare la testa alle sue compagne.
I più cinici potranno pensare che in ogni puntata arriva Milord a salvarla, ma ciò che fa l’uomo è solo lanciare una rosa e ricordarle il suo immenso valore. Così lui è solo la metafora del ricercare in noi la capacità di agire nonostante la paura, lo smarrimento e lo sconforto che in certe situazioni possono presentarsi in noi.

Rossana (1994)

La mia preferita in assoluto, ci tenevo a dirlo. Nessuno è più energico e determinato di Sana Kurata. Nonostante la giovane età affronta temi e sfide quotidiane con intrepido coraggio, spirito di iniziativa e caparbietà che fanno invidia agli adulti protagonisti del manga e dell’anime e che danno il buon esempio ai suoi coetanei, persino il terribile Akito: capo dei maschi ribelli della classe. È proprio a lui che Sana insegna il valore della forza: non da esprimersi fisicamente, o mettendo paura al prossimo, ma con una spiccata intelligenza emotiva che porta alla saggezza. Così Akito comprende sé stesso, riscopre il suo valore pur rimanendo sempre il leader in ogni gruppo.

Nana (2000)

Nana Osaki è una cantante punk dal passato difficile, ma nonostante l’aspetto esteriore che potrebbe incutere timore, la forza e l’aggressività sono per lo più emotivi e sa immetterli al meglio proprio nella musica. Così nel profondo Nana si scopre essere una donna empatica, fragile come tutti gli esseri umani ma con una spiccata vena di indipendenza che le permette di affrontare la solitudine senza perdersi mai.

Tutte loro si confrontano con la paura, il dolore e la loro identità. Non sono perfette, nessuno lo è mai, cadono, sbagliano, ma nel farlo rimangono autentiche, sempre loro stesse con le loro mille contraddizioni tipiche dell’essere umano. Ed è forse proprio questo a renderle potenti e un ottimo esempio per tutte quelle bambine che, come me, sono cresciute osservandole.

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