“Lasting but can’t” è il nuovo singolo di Camillacosì, prodotto da Riccardo Biagetti e uscito sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica il 9 gennaio 2026.
Il brano porta con sé la voglia di concentrarsi sul presente, l’urgenza di cogliere il momento e di non restare immobili in ciò che non ci rappresenta più. È uno slancio al cambiamento e al lasciare andare tutto ciò che, per via della nostra crescita ed evoluzione, smette di appartenerci e di “raccontare di noi”: abitudini, oggetti, luoghi, pensieri e identià che oggi non ci rispecchiano più.
La produzione di Riccardo Biagetti ha mantenuto la musica semplice e immediata, valorizzando le parole e la voce e creando un equilibrio tra leggerezza, ritmo e introspezione.
Attraverso immagini fluide e sospese, come l’acqua di un fiume in cui scorrono pensieri e possibilità, la canzone parla del bisogno di staccarsi dalla staticità e dal rumore di fondo che ci “richiama” a un punto di partenza sicuro, ma non più rappresentativo, per scegliere invece il movimento, il cambiamento e la danza come atto liberatorio e simbolo di vita.
Il ritornello diventa un invito condiviso, rivolto a sé stessi ma anche all’altro: “let’s dance” non è solo un gesto fisico, ma una presa di posizione, un modo per affermare che nulla è davvero permanente e che proprio per questo vale la pena viverlo fino in fondo.
Il brano si muove in un pop-soul contemporaneo, con un sound leggero ma incalzante, capace di trasmettere urgenza, libertà e il desiderio di vivere appieno, impedendo che il “non scegliere” diventi, senza accorgersene, la decisione che il tempo prende per noi.
Il videoclip di “Lasting But Can’t” è stato girato lungo un torrente della costa toscana, tra i suoni e i colori della natura. La scelta della location riflette perfettamente il significato del brano: l’acqua che scorre diventa metafora del tempo, del cambiamento e dell’impossibilità di restare fermi.
Il video è stato realizzato in modo spontaneo e diretto da Camilla e Riccardo nell’arco di una sola giornata, lasciandosi ispirare dal luogo stesso nella scelta di immagini e movimenti. Durante le riprese, tra risate e musica, numerose persone presenti nei pressi del fiume si sono avvicinate incuriosite, creando un’atmosfera viva e partecipata. Nonostante l’apparente quiete del luogo, il set si è riempito di ascoltatori improvvisati.
Il risultato è un racconto visivo libero, capace di restituire il senso di movimento e di evoluzione che attraversa il brano.
Camilla Cazzola, in arte Camillacosì, è una cantautrice bolognese classe 1998.
Si avvicina alla musica fin da bambina, quando inizia a cantare e a scrivere testi per dare forma alla propria interiorità. La musica diventa presto un linguaggio necessario, uno spazio autentico in cui esprimersi, capace di rompere il silenzio della sua timidezza.
Il suo progetto artistico prende forma negli ultimi anni di liceo e si consolida nel tempo come un percorso in continua evoluzione, in cui scrittura e voce diventano strumenti per raccontarsi senza filtri.
Camilla scrive e canta in italiano e in inglese: l’inglese rappresenta il suo primo linguaggio musicale, influenzato dagli ascolti dell’infanzia, mentre l’italiano arriva più tardi come una scoperta rivelatrice, capace di accogliere appieno la sua interiorità.
Nel corso degli anni ha studiato canto privatamente e ha completato un percorso di scrittura e cantautorato con Bungaro, un’esperienza che ha segnato un punto di svolta nella definizione della sua identità musicale, aiutandola a spogliarsi di sovrastrutture e a valorizzare la propria sincerità espressiva.
Le sue principali influenze spaziano da Lucio Dalla, Lucio Battisti, Brunori Sas e Mina, fino ad artisti internazionali come Adele, Damien Rice, Billie Eilish, i Beatles, gli U2, gli Eagles e molti altri. Un ascolto trasversale che alimenta una scrittura libera, emotiva e in costante sperimentazione.
Attualmente la sua discografia comprende i singoli “Bluer Sky” e “Lasting But Can’t”, che rappresentano due momenti complementari del suo percorso: la fiducia nella ripartenza e l’urgenza del cambiamento.
La sua musica si rivolge a un pubblico vasto, senza distinzioni di genere o età, a chi cerca autenticità e movimento emotivo. Con i suoi testi, Camillacosì si racconta con semplicità, tra introspezione e leggerezza, condividendo il proprio vissuto con chi ascolta, nello stesso modo in cui la musica ha sempre accompagnato lei. Il suo obiettivo è dedicarsi completamente alla musica, portandola su più palchi possibili e consolidando la propria stabilità artistica nei prossimi anni.
Ciao Camilla! Grazie per il tempo che ci dedichi su 4Muses. Partiamo dall’inizio: come hai iniziato con la musica e quando hai capito che sarebbe diventata la tua strada?
Ho iniziato molto presto, da bambina, cantando e scrivendo canzoni quasi senza rendermene conto. All’inizio non c’era un’idea di “strada”, era semplicemente il modo più naturale che avevo per stare bene e per esprimermi. Con il tempo ho capito che la musica non era solo una passione, ma uno spazio necessario, qualcosa a cui tornavo sempre. Credo di aver realizzato che sarebbe diventata la mia strada quando ho smesso di viverla come un rifugio privato e ho iniziato a sentire il desiderio di condividerla.
Hai cominciato a scrivere testi e cimentarti con la musica da bambina. Era più un gioco, o sentivi già allora una sorta di necessità interiore?
All’inizio era sicuramente anche un gioco, ma dentro c’era già una forte necessità. Ero molto timida e scrivere mi permetteva di dire cose che a voce non riuscivo a esprimere. Col tempo ho capito che quella necessità non se n’era mai andata, anzi, si era trasformata in qualcosa di sempre più consapevole.
I tuoi gusti musicali spaziano moltissimo, e questo traspare nella maturità e profondità della tua scrittura. C’è però un genere o un artista che senti come “casa”?
Più che un genere preciso, sento come “casa” gli artisti che mettono l’emotività al centro, che non hanno paura di essere vulnerabili. Ci sono ascolti che mi accompagnano da sempre, come Lucio Dalla o Lucio Battisti, ma anche artisti internazionali come Adele o Damien Rice. Sono mondi diversi, ma li sento affini per il modo in cui riescono a essere profondamente veri.
Amo il tuo brano, perché è un inno intenso al presente, senza lasciarsi frenare dalla paura del futuro. È qualcosa che ti caratterizza naturalmente, o anche tu hai dovuto imparare l’importanza di “muoversi” e vivere il momento?
Innanzitutto ti ringrazio molto, sono felice che ti piaccia. Per rispondere alla domanda, ti direi che è qualcosa che sto ancora imparando. Non sono una persona che vive tutto con leggerezza, anzi spesso tendo a fermarmi, a riflettere molto. “Lasting But Can’t” nasce proprio dal bisogno di ricordarmi che restare immobili, per paura, può essere più spaventoso del cambiamento. Vivere il presente per me è una scelta consapevole, non sempre naturale, ma sempre necessaria.
Nel tuo testo dici: “And all I’ve collected is useless/No meaning for it in the present/Just get of the room with the stuff you collected and leave it behind”. Per te è più facile lasciare andare le cose o semplicemente accettarle così come sono?
Lasciare andare non è mai semplice per me. Tendo ad affezionarmi molto, alle persone, alle idee, persino alle versioni passate di me stessa. Però ho imparato che accettare le cose così come sono, a volte, significa anche avere il coraggio di lasciarle andare. Questo brano parla proprio di quel momento delicato in cui capisci che qualcosa non ti rappresenta più.
Solitamente concludo chiedendo dei progetti futuri, ma vorrei fare una domanda diversa: il tuo presente risuona con quello che immagini per il tuo futuro?
Sì, credo di sì. Il mio presente è fatto di piccoli passi, di crescita, di ascolto. Non ho un’idea rigidissima di futuro, ma so che voglio continuare a muovermi in questa direzione, restando fedele a quello che sento. Se il futuro assomiglierà a questo presente, anche solo per l’onestà con cui lo sto vivendo, mi sentirò sulla strada giusta.
Il brano porta con sé la voglia di concentrarsi sul presente, l’urgenza di cogliere il momento e di non restare immobili in ciò che non ci rappresenta più. È uno slancio al cambiamento e al lasciare andare tutto ciò che, per via della nostra crescita ed evoluzione, smette di appartenerci e di “raccontare di noi”: abitudini, oggetti, luoghi, pensieri e identià che oggi non ci rispecchiano più.
La produzione di Riccardo Biagetti ha mantenuto la musica semplice e immediata, valorizzando le parole e la voce e creando un equilibrio tra leggerezza, ritmo e introspezione.
«“Lasting But Can’t” è un brano che parla a chiunque senta il bisogno di scrollarsi di dosso qualcosa che non gli appartiene più. È nato dal desiderio di ricordarmi che restare fermi fa più paura che cambiare, e che a volte l’unica cosa da fare è decidere di mettersi in gioco, di essere protagonisti attivi della nostra storia, anche senza sapere esattamente dove la strada ci porterà. Scriverlo è stato un modo per lasciar andare, per invitare me stessa, e chi mi è accanto, a “danzare” invece di dar ascolto alle paure. La collaborazione con Riccardo Biagetti è stata ancora una volta fondamentale: insieme abbiamo dato forma a un brano leggero ma urgente, istintivo, che non voleva spiegare troppo, ma far sentire. Il video è nato in modo semplice e divertente, passando una giornata intera al fiume a cantare, ridere e suonare. È stato bello vedere quante persone si sono fermate ad ascoltare, quante altre abbiamo probabilmente disturbato e come tutto questo sia diventato parte della storia del brano. “Lasting But Can’t” rappresenta per me un passo avanti: dopo la fiducia raccontata in “Bluer Sky”, qui c’è il bisogno di agire, di cambiare, di non restare immobili. È un invito a vivere, perché oggi le scelte sono nostre.»
- Camillacosì
Attraverso immagini fluide e sospese, come l’acqua di un fiume in cui scorrono pensieri e possibilità, la canzone parla del bisogno di staccarsi dalla staticità e dal rumore di fondo che ci “richiama” a un punto di partenza sicuro, ma non più rappresentativo, per scegliere invece il movimento, il cambiamento e la danza come atto liberatorio e simbolo di vita.
Il ritornello diventa un invito condiviso, rivolto a sé stessi ma anche all’altro: “let’s dance” non è solo un gesto fisico, ma una presa di posizione, un modo per affermare che nulla è davvero permanente e che proprio per questo vale la pena viverlo fino in fondo.
Il brano si muove in un pop-soul contemporaneo, con un sound leggero ma incalzante, capace di trasmettere urgenza, libertà e il desiderio di vivere appieno, impedendo che il “non scegliere” diventi, senza accorgersene, la decisione che il tempo prende per noi.
Il videoclip di “Lasting But Can’t” è stato girato lungo un torrente della costa toscana, tra i suoni e i colori della natura. La scelta della location riflette perfettamente il significato del brano: l’acqua che scorre diventa metafora del tempo, del cambiamento e dell’impossibilità di restare fermi.
Il video è stato realizzato in modo spontaneo e diretto da Camilla e Riccardo nell’arco di una sola giornata, lasciandosi ispirare dal luogo stesso nella scelta di immagini e movimenti. Durante le riprese, tra risate e musica, numerose persone presenti nei pressi del fiume si sono avvicinate incuriosite, creando un’atmosfera viva e partecipata. Nonostante l’apparente quiete del luogo, il set si è riempito di ascoltatori improvvisati.
Il risultato è un racconto visivo libero, capace di restituire il senso di movimento e di evoluzione che attraversa il brano.
Camilla Cazzola, in arte Camillacosì, è una cantautrice bolognese classe 1998.
Si avvicina alla musica fin da bambina, quando inizia a cantare e a scrivere testi per dare forma alla propria interiorità. La musica diventa presto un linguaggio necessario, uno spazio autentico in cui esprimersi, capace di rompere il silenzio della sua timidezza.
Il suo progetto artistico prende forma negli ultimi anni di liceo e si consolida nel tempo come un percorso in continua evoluzione, in cui scrittura e voce diventano strumenti per raccontarsi senza filtri.
Camilla scrive e canta in italiano e in inglese: l’inglese rappresenta il suo primo linguaggio musicale, influenzato dagli ascolti dell’infanzia, mentre l’italiano arriva più tardi come una scoperta rivelatrice, capace di accogliere appieno la sua interiorità.
Nel corso degli anni ha studiato canto privatamente e ha completato un percorso di scrittura e cantautorato con Bungaro, un’esperienza che ha segnato un punto di svolta nella definizione della sua identità musicale, aiutandola a spogliarsi di sovrastrutture e a valorizzare la propria sincerità espressiva.
Le sue principali influenze spaziano da Lucio Dalla, Lucio Battisti, Brunori Sas e Mina, fino ad artisti internazionali come Adele, Damien Rice, Billie Eilish, i Beatles, gli U2, gli Eagles e molti altri. Un ascolto trasversale che alimenta una scrittura libera, emotiva e in costante sperimentazione.
Attualmente la sua discografia comprende i singoli “Bluer Sky” e “Lasting But Can’t”, che rappresentano due momenti complementari del suo percorso: la fiducia nella ripartenza e l’urgenza del cambiamento.
La sua musica si rivolge a un pubblico vasto, senza distinzioni di genere o età, a chi cerca autenticità e movimento emotivo. Con i suoi testi, Camillacosì si racconta con semplicità, tra introspezione e leggerezza, condividendo il proprio vissuto con chi ascolta, nello stesso modo in cui la musica ha sempre accompagnato lei. Il suo obiettivo è dedicarsi completamente alla musica, portandola su più palchi possibili e consolidando la propria stabilità artistica nei prossimi anni.
Ciao Camilla! Grazie per il tempo che ci dedichi su 4Muses. Partiamo dall’inizio: come hai iniziato con la musica e quando hai capito che sarebbe diventata la tua strada?
Ho iniziato molto presto, da bambina, cantando e scrivendo canzoni quasi senza rendermene conto. All’inizio non c’era un’idea di “strada”, era semplicemente il modo più naturale che avevo per stare bene e per esprimermi. Con il tempo ho capito che la musica non era solo una passione, ma uno spazio necessario, qualcosa a cui tornavo sempre. Credo di aver realizzato che sarebbe diventata la mia strada quando ho smesso di viverla come un rifugio privato e ho iniziato a sentire il desiderio di condividerla.
Hai cominciato a scrivere testi e cimentarti con la musica da bambina. Era più un gioco, o sentivi già allora una sorta di necessità interiore?
All’inizio era sicuramente anche un gioco, ma dentro c’era già una forte necessità. Ero molto timida e scrivere mi permetteva di dire cose che a voce non riuscivo a esprimere. Col tempo ho capito che quella necessità non se n’era mai andata, anzi, si era trasformata in qualcosa di sempre più consapevole.
I tuoi gusti musicali spaziano moltissimo, e questo traspare nella maturità e profondità della tua scrittura. C’è però un genere o un artista che senti come “casa”?
Più che un genere preciso, sento come “casa” gli artisti che mettono l’emotività al centro, che non hanno paura di essere vulnerabili. Ci sono ascolti che mi accompagnano da sempre, come Lucio Dalla o Lucio Battisti, ma anche artisti internazionali come Adele o Damien Rice. Sono mondi diversi, ma li sento affini per il modo in cui riescono a essere profondamente veri.
Amo il tuo brano, perché è un inno intenso al presente, senza lasciarsi frenare dalla paura del futuro. È qualcosa che ti caratterizza naturalmente, o anche tu hai dovuto imparare l’importanza di “muoversi” e vivere il momento?
Innanzitutto ti ringrazio molto, sono felice che ti piaccia. Per rispondere alla domanda, ti direi che è qualcosa che sto ancora imparando. Non sono una persona che vive tutto con leggerezza, anzi spesso tendo a fermarmi, a riflettere molto. “Lasting But Can’t” nasce proprio dal bisogno di ricordarmi che restare immobili, per paura, può essere più spaventoso del cambiamento. Vivere il presente per me è una scelta consapevole, non sempre naturale, ma sempre necessaria.
Nel tuo testo dici: “And all I’ve collected is useless/No meaning for it in the present/Just get of the room with the stuff you collected and leave it behind”. Per te è più facile lasciare andare le cose o semplicemente accettarle così come sono?
Lasciare andare non è mai semplice per me. Tendo ad affezionarmi molto, alle persone, alle idee, persino alle versioni passate di me stessa. Però ho imparato che accettare le cose così come sono, a volte, significa anche avere il coraggio di lasciarle andare. Questo brano parla proprio di quel momento delicato in cui capisci che qualcosa non ti rappresenta più.
Solitamente concludo chiedendo dei progetti futuri, ma vorrei fare una domanda diversa: il tuo presente risuona con quello che immagini per il tuo futuro?
Sì, credo di sì. Il mio presente è fatto di piccoli passi, di crescita, di ascolto. Non ho un’idea rigidissima di futuro, ma so che voglio continuare a muovermi in questa direzione, restando fedele a quello che sento. Se il futuro assomiglierà a questo presente, anche solo per l’onestà con cui lo sto vivendo, mi sentirò sulla strada giusta.

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