“Più forte di me” è il muovo singolo di Barf, disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 9 gennaio 20206 e disponibile in rotazione radiofonica dal 16 gennaio 2026.
Mattia Carne, alias “Barf” o “Barfetti”, classe 1990, muove i primi passi nella scena rap nel 2007. Nel 2008 fonda il duo Fra Jamb con l’amico torinese JMA, pubblicando numerosi singoli ed EP e collaborando con artisti del calibro di Vacca, Ted Bee e Gianni KG (PMC).
Nel 2015 esce il primo disco ufficiale, “Rimetismo”, anno in cui il duo apre il concerto di Emis Killa allo stadio di Rimini durante una tappa del “Mercurio Tour”.
Dal 2016, interrotta la produzione con il duo, Barf intraprende ufficialmente la carriera solista. Gli album “Il ragazzo con l’orecchino da pirla” (qui per il singolo omonimo), “Quello che vi siete persi” e “Trappo Tardi” gli permettono di ritagliarsi uno spazio nella scena rap underground milanese.
A cavallo tra il 2019 e il 2020, il singolo “Mi piace far la cacca” diventa virale su TikTok, consacrandosi come uno dei primi veri trend italiani sulla piattaforma.
Dal periodo del lockdown l’artista si concentra sulla pubblicazione di singoli ed EP, per poi tornare a lavorare a un album completo a fine 2023: “Robe da Matti”, un progetto interamente prodotto, mixato e masterizzato da MasterMaind e finanziato da Chiara Pagano.
La musica di Barf affonda le radici nel rap degli Articolo 31, dei Two Fingerz, di Mistaman e Caparezza. La sua formazione è totalmente da autodidatta, sia per quanto riguarda la tecnica di scrittura che per il canto. Nei suoi brani spazia con disinvoltura da argomenti leggeri e goliardici a tematiche serie di stampo sociale, trattate sempre con una forte dose di ironia e, soprattutto, autoironia.
Tra i singoli più significativi si segnalano, oltre quelli già citati, “Rial Tolc” (parodia del celebre format YouTube “Real Talk”) e “Ho i capelli pelati”.
Fondamentale nel suo percorso è il rapporto con i produttori: ha collaborato strettamente con Sick Budd (2016-2018 e 2020-2022), Alexander Fizzotti (2019) e attualmente con MasterMaind (dal 2023).
Il suo target di riferimento è compreso tra i 18 e i 35 anni, con una distribuzione del 70% di pubblico maschile e del 30% femminile, dato che oscilla sensibilmente in base alle tematiche dei brani.
Oggi, con un bagaglio di esperienze consolidate sia in studio che dal vivo, Barf ha raggiunto la maturità necessaria per puntare al salto di qualità. Lo fa con la consapevolezza di chi ha trovato la propria voce e con la serenità di chi non vuole avere rimorsi né rimpianti.
Ciao Mattia! Grazie per essere qui su 4Muses. Come ti sei avvicinato alla musica e quando hai capito che sarebbe diventata la tua strada?
Ciao e grazie a voi per lo spazio che avete deciso di dedicarmi.
Diciamo che essendo il quarto di quattro figli, mio fratello e le mie sorelle hanno contribuito fortemente a influenzare il mio avvicinamento alla musica.
Mio fratello Emanuele (di 15 anni più grande) è sempre stato un grande ascoltatore di rock/metal e non è un caso che un mio forte desiderio da adolescente fosse quello di imparare a suonare la chitarra elettrica, cosa che ho fatto per circa tre anni tra i 14 e i 17.
Per quanto riguarda il rap nello specifico, a 6 anni ascoltavo le cassettine degli Articolo 31 di mia sorella Irene e già ai tempi si era accesa una fiammella; quando poi a 17 anni ho iniziato a scrivere rime oltre che ascoltarle, lì la fiammella è divampata in un vero e proprio incendio che nessuno è mai riuscito a spegnere.
Hai iniziato a farti conoscere nella scena rap nel 2007, in un’epoca in cui i social non erano ancora centrali, fino a diventare uno dei primi trend italiani su TikTok nel 2020. Che differenze vedi tra il farsi conoscere dal vivo e attraverso i social?
Farsi conoscere dal vivo era indubbiamente più difficile, le occasioni di cantare in pubblico erano ridotte all’osso e spesso in contesti totalmente sbagliati (i primi live li facevamo nelle discoteche). Allo stesso tempo era più facile fidelizzare gli ascoltatori perché si creava un rapporto umano, diretto, che il “mordi e fuggi” dei social spesso impedisce.
È anche vero che senza i social il mio raggio d’azione sarebbe stato molto più limitato e non nego che pensare che dall’altra parte d’Italia ci siano ragazzi più o meno della mia età che ascoltano la mia musica, sia una gran bella sensazione, pressoché impossibile da provare altrimenti.
Hai parlato di un “salto di qualità” che senti di essere pronto a fare. Cosa significa per te oggi questa espressione?
Facendo musica da ormai 18 anni, penso di aver raggiunto un livello di maturità artistica e personale che mi possa permettere di saper affrontare sfide per le quali probabilmente in passato non sarei stato pronto.
Spesso ho visto passare treni su cui non sono mai riuscito a salire, questa volta sento che potrebbe essere quella buona.
Da donna che ha sofferto di attacchi di panico, non posso nascondere quanto mi abbia colpita “Più forte di me”. Cosa vorresti dire a chi sta attraversando questo tipo di dolore?
Innanzitutto consiglio sempre di farsi dare una mano, che fare gli eroi e volersela cavare a tutti costi da soli non serve assolutamente a niente, anzi, spesso allunga i tempi, la sofferenza e ingigantisce il problema.
Più che altro bisogna entrare nell’ottica che uno psicologo in fondo non fa altro che guidarti nell’utilizzo di strumenti che tu stesso già possiedi dentro di te, solo che a volte, offuscato dall’ansia, ti dimentichi di averli.
Hai raccontato che il brano è dedicato a tutte le donne dotate di una grande forza interiore, ma in modo speciale a tua moglie e a tua sorella, che ti sono state accanto nel tuo periodo più difficile. Cosa ti hanno detto quando hanno ascoltato la canzone per la prima volta?
Mia sorella Moira, la maggiore (16 anni più di me) ha una sensibilità molto simile alla mia e quando ha sentito il primo provino si è commossa.
Nonostante all’inizio non ci fosse ancora il ritornello, ha capito immediatamente che la dedica fosse per mia moglie ma al contempo mi ha fatto notare come ogni uomo avrebbe potuto rivolgerla a una donna forte che gli è stata a fianco in un periodo difficile (o non) della sua vita, non necessariamente alla fidanzata/moglie ma anche alla madre, alla sorella o a un’amica.
Il ritornello è invece sicuramente più esplicitamente diretto a Benedetta, mia moglie da 2 anni e mezzo e mia compagna di vita da 15: non è la prima volta che le dedico una canzone ma questa è sicuramente quella che le ha fatto più effetto perché oltre all’amore ha colto anche la stima enorme che provo verso la sua forza d’animo e la sua resilienza che per quanto mi possa impegnare, io non avrò mai.
Guardando al tuo percorso, qual è l’insegnamento più grande che la musica ti ha dato?
La musica mi ha insegnato a vivere la vita con più leggerezza, è stata la mia valvola di sfogo nei momenti no ma anche un canale diretto di creatività e divertimento nei “momenti sì”.
Sicuramente Barf si gode di più la vita di Mattia, ha meno pensieri e paranoie inutili ed è “molto più forte di me”.
“Più forte di me” è un ritratto musicale asciutto e sentito, dove la musica si mette al servizio di un messaggio chiaro: l’elogio di una forza che non ha bisogno di gridare per farsi sentire. Il brano si sviluppa come un tributo aperto e senza filtri. Non si tratta di una semplice dedica, ma di un riconoscimento oggettivo della resilienza femminile: un omaggio a quelle Donne che affrontano la vita con una costanza inarrestabile, anche quando le circostanze remano contro.
“Ho scritto questo pezzo durante il peggior periodo della mia vita: dopo anni di serenità, ho ricominciato a soffrire di forti attacchi di panico che mi hanno fatto cadere in uno stato depressivo. In quel momento mia moglie e mia sorella maggiore sono state le figure che più mi sono state accanto, aiutandomi a risalire fino a farmi riconquistare totalmente la serenità che avevo perso. Il brano è, quindi, una dedica a mia moglie in primis, ma vuole al contempo essere un inno a tutte le donne che, con la loro forza interiore, riescono a sorreggere il peso della propria vita e di quella di chi sta loro accanto.”
- Barf
Mattia Carne, alias “Barf” o “Barfetti”, classe 1990, muove i primi passi nella scena rap nel 2007. Nel 2008 fonda il duo Fra Jamb con l’amico torinese JMA, pubblicando numerosi singoli ed EP e collaborando con artisti del calibro di Vacca, Ted Bee e Gianni KG (PMC).
Nel 2015 esce il primo disco ufficiale, “Rimetismo”, anno in cui il duo apre il concerto di Emis Killa allo stadio di Rimini durante una tappa del “Mercurio Tour”.
Dal 2016, interrotta la produzione con il duo, Barf intraprende ufficialmente la carriera solista. Gli album “Il ragazzo con l’orecchino da pirla” (qui per il singolo omonimo), “Quello che vi siete persi” e “Trappo Tardi” gli permettono di ritagliarsi uno spazio nella scena rap underground milanese.
A cavallo tra il 2019 e il 2020, il singolo “Mi piace far la cacca” diventa virale su TikTok, consacrandosi come uno dei primi veri trend italiani sulla piattaforma.
Dal periodo del lockdown l’artista si concentra sulla pubblicazione di singoli ed EP, per poi tornare a lavorare a un album completo a fine 2023: “Robe da Matti”, un progetto interamente prodotto, mixato e masterizzato da MasterMaind e finanziato da Chiara Pagano.
La musica di Barf affonda le radici nel rap degli Articolo 31, dei Two Fingerz, di Mistaman e Caparezza. La sua formazione è totalmente da autodidatta, sia per quanto riguarda la tecnica di scrittura che per il canto. Nei suoi brani spazia con disinvoltura da argomenti leggeri e goliardici a tematiche serie di stampo sociale, trattate sempre con una forte dose di ironia e, soprattutto, autoironia.
Tra i singoli più significativi si segnalano, oltre quelli già citati, “Rial Tolc” (parodia del celebre format YouTube “Real Talk”) e “Ho i capelli pelati”.
Fondamentale nel suo percorso è il rapporto con i produttori: ha collaborato strettamente con Sick Budd (2016-2018 e 2020-2022), Alexander Fizzotti (2019) e attualmente con MasterMaind (dal 2023).
Il suo target di riferimento è compreso tra i 18 e i 35 anni, con una distribuzione del 70% di pubblico maschile e del 30% femminile, dato che oscilla sensibilmente in base alle tematiche dei brani.
Oggi, con un bagaglio di esperienze consolidate sia in studio che dal vivo, Barf ha raggiunto la maturità necessaria per puntare al salto di qualità. Lo fa con la consapevolezza di chi ha trovato la propria voce e con la serenità di chi non vuole avere rimorsi né rimpianti.
Ciao Mattia! Grazie per essere qui su 4Muses. Come ti sei avvicinato alla musica e quando hai capito che sarebbe diventata la tua strada?
Ciao e grazie a voi per lo spazio che avete deciso di dedicarmi.
Diciamo che essendo il quarto di quattro figli, mio fratello e le mie sorelle hanno contribuito fortemente a influenzare il mio avvicinamento alla musica.
Mio fratello Emanuele (di 15 anni più grande) è sempre stato un grande ascoltatore di rock/metal e non è un caso che un mio forte desiderio da adolescente fosse quello di imparare a suonare la chitarra elettrica, cosa che ho fatto per circa tre anni tra i 14 e i 17.
Per quanto riguarda il rap nello specifico, a 6 anni ascoltavo le cassettine degli Articolo 31 di mia sorella Irene e già ai tempi si era accesa una fiammella; quando poi a 17 anni ho iniziato a scrivere rime oltre che ascoltarle, lì la fiammella è divampata in un vero e proprio incendio che nessuno è mai riuscito a spegnere.
Hai iniziato a farti conoscere nella scena rap nel 2007, in un’epoca in cui i social non erano ancora centrali, fino a diventare uno dei primi trend italiani su TikTok nel 2020. Che differenze vedi tra il farsi conoscere dal vivo e attraverso i social?
Farsi conoscere dal vivo era indubbiamente più difficile, le occasioni di cantare in pubblico erano ridotte all’osso e spesso in contesti totalmente sbagliati (i primi live li facevamo nelle discoteche). Allo stesso tempo era più facile fidelizzare gli ascoltatori perché si creava un rapporto umano, diretto, che il “mordi e fuggi” dei social spesso impedisce.
È anche vero che senza i social il mio raggio d’azione sarebbe stato molto più limitato e non nego che pensare che dall’altra parte d’Italia ci siano ragazzi più o meno della mia età che ascoltano la mia musica, sia una gran bella sensazione, pressoché impossibile da provare altrimenti.
Hai parlato di un “salto di qualità” che senti di essere pronto a fare. Cosa significa per te oggi questa espressione?
Facendo musica da ormai 18 anni, penso di aver raggiunto un livello di maturità artistica e personale che mi possa permettere di saper affrontare sfide per le quali probabilmente in passato non sarei stato pronto.
Spesso ho visto passare treni su cui non sono mai riuscito a salire, questa volta sento che potrebbe essere quella buona.
Da donna che ha sofferto di attacchi di panico, non posso nascondere quanto mi abbia colpita “Più forte di me”. Cosa vorresti dire a chi sta attraversando questo tipo di dolore?
Innanzitutto consiglio sempre di farsi dare una mano, che fare gli eroi e volersela cavare a tutti costi da soli non serve assolutamente a niente, anzi, spesso allunga i tempi, la sofferenza e ingigantisce il problema.
Più che altro bisogna entrare nell’ottica che uno psicologo in fondo non fa altro che guidarti nell’utilizzo di strumenti che tu stesso già possiedi dentro di te, solo che a volte, offuscato dall’ansia, ti dimentichi di averli.
Hai raccontato che il brano è dedicato a tutte le donne dotate di una grande forza interiore, ma in modo speciale a tua moglie e a tua sorella, che ti sono state accanto nel tuo periodo più difficile. Cosa ti hanno detto quando hanno ascoltato la canzone per la prima volta?
Mia sorella Moira, la maggiore (16 anni più di me) ha una sensibilità molto simile alla mia e quando ha sentito il primo provino si è commossa.
Nonostante all’inizio non ci fosse ancora il ritornello, ha capito immediatamente che la dedica fosse per mia moglie ma al contempo mi ha fatto notare come ogni uomo avrebbe potuto rivolgerla a una donna forte che gli è stata a fianco in un periodo difficile (o non) della sua vita, non necessariamente alla fidanzata/moglie ma anche alla madre, alla sorella o a un’amica.
Il ritornello è invece sicuramente più esplicitamente diretto a Benedetta, mia moglie da 2 anni e mezzo e mia compagna di vita da 15: non è la prima volta che le dedico una canzone ma questa è sicuramente quella che le ha fatto più effetto perché oltre all’amore ha colto anche la stima enorme che provo verso la sua forza d’animo e la sua resilienza che per quanto mi possa impegnare, io non avrò mai.
Guardando al tuo percorso, qual è l’insegnamento più grande che la musica ti ha dato?
La musica mi ha insegnato a vivere la vita con più leggerezza, è stata la mia valvola di sfogo nei momenti no ma anche un canale diretto di creatività e divertimento nei “momenti sì”.
Sicuramente Barf si gode di più la vita di Mattia, ha meno pensieri e paranoie inutili ed è “molto più forte di me”.



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