Personalmente amo il genere rock psichedelico, quindi anche se non molti pensano a questa traccia quando vogliono parlare della grandezza dei Beatles, io mi ritrovo a farlo.
Il brano ha gli accrediti Lennon/McCartney.
Il brano ha gli accrediti Lennon/McCartney.
Per il testo complete potete cliccare qui.
Ah, i favolosi anni Sessanta. Penso che se avevi vent’anni in quel decennio sei stato davvero benedetto dalla vita: il boom economico permetteva una stabilità fin da subito, e se nel frattempo volevi dedicarti al classico anno sabatico girando per il mondo, beh, potevi farlo con l’iconico pulmino hippie che ha segnato quasi una generazione.
Paul McCartney, da bravo Gemelli, ha sempre avuto una mente molto attiva, soprattutto sui progetti futuri. Chiuso il capitolo totalmente unico di Sgt. Pepper’s, voleva qualcosa che lo facesse tornare ai film di “A Hard Day’s Night” ed “Help!”, così durante un volo di ritorno verso Londra, gli venne l’idea del Mistery Tour.
Mentre era in Colorado a festeggiare il compleanno della fidanzata Jane Asher, infatti, Paul era venuto a conoscenza dello scrittore Ken Kesey che andava in giro per gli USA a bordo di un autobus dai colori psichedelici insieme a dei seguaci. A questo lui collegò i ricordi di bambino, quando vedeva partire i mystery tours: autobus che portavano chi voleva partecipare in gite misteriose dalla durata di una giornata.
Dopo qualche giorno, il 25 aprile 1967, Paul porta in studio il pezzo, al quale lavora anche John, anche lui attingendo dagli stessi ricordi di Liverpool.
A un primo ascolto il testo sembra non volere dire niente di che, molto difficile da comprendere, sembrano solo parole infilate a caso. Ma se ci addentriamo più in profondità, anche ascoltando le altre tracce dell’album, notiamo come tutto può ispirare il nostro Io interiore.
Non c’è bisogno di prendere un pullman o un qualsiasi mezzo e girare il mondo per arrivare alla scoperta di noi, a quello che dobbiamo fare, a come doverlo fare. La vita stessa è un flusso continuo di energia che è viva, si muove e ci incanala dove meglio crede. La consapevolezza di ciò è l’unico appiglio che dovremmo avere per poterci affidare abbastanza da affrontare l’ignoto tragitto con coraggio. Parlo di ignoto perché si sa che se anche avessimo organizzato tutto, la vita cambia i suoi piani come meglio crede. Ne so qualcosa, che da maniaca del controllo mi ritrovo almeno una volta disperata perché tutto si è scombussolato.
E proprio per confermare ciò qualche mese più tardi e proprio in pieno lavoro per l’album, lo storico manager dei Beatles Brian Epstein muore improvvisamente a soli trentatre anni. Questo segna molto il gruppo, soprattutto Paul che sembra essere l’unico, o probabilmente solo il più cosciente, a temere per le sorti di quello che sarà dei Beatles.

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