lunedì 2 febbraio 2026

#Libri: Andarsene

Con Andarsene, pubblicato in lingua originale nel 2024 e tradotto per Fazi Editore – collana Le Strade da Enrica Budetta, disponibile per il pubblico dal 13 gennaio 2026, Roxana Robinson, con numerosi romanzi all’attivo, torna sulle tematiche da sempre contraddistinguono i suoi romanzi: storie di famiglie, di quotidiano, di questioni controverse in grado di dilaniare i personaggi e, perché no, anche l’opinione del lettore stesso. 

 
Sarah e Warren erano una coppia ai tempi del college. Lo sono stati finché, senza un motivo che avesse del tutto senso, non lo sono stati più. Entrambi sono andati avanti con le loro vite, proseguite tra altri e bassi finché una coincidenza non li fa incontrare di nuovo, quarant’anni dopo. La passione non si è mai spenta: basta soffiare sulle braci perché un nuovo fuoco possa prendere vita, portando con sé decisioni difficili e conseguenze scomode. 
 
 
Devo dire la verità: quando ho cominciato la lettura di questo romanzo non mi aspettavo quella che sarebbe stata la prima lettura a cinque stelle dell’anno. Il cliché dell’incontro dopo tanti anni e della passione che nasce di nuovo, come se fosse passato un giorno dall’addio, non mi attirava proprio.
Arrivata alla fine, invece, mi sono ritrovata a pensare che probabilmente un coltello in pieno petto avrebbe fatto meno male della storia e, soprattutto, del finale – l’unico, tutto sommato, davvero possibile.

La prosa di Robinson non è complessa, ma nella sua semplicità è incredibilmente diretta, tanto che è spesso proprio questa schiettezza nella descrizione di fatti di vita, di pensieri e sentimenti, a lasciare il lettore del tutto spiazzato. Capita spesso che le parole più semplici siano in grado di scatenare uragani in noi, e questo è esattamente ciò che è successo leggendo Andarsene.
Non è stata soltanto la penna dell’autrice a convincermi, comunque.

Dopo un inizio tiepido, quasi da cliché abusato, tutto prende una svolta inaspettata. Quella che è una relazione a due, tra i protagonisti, ha molte più sfaccettature e comparse di una tragedia greca, e saranno proprio queste comparse, che si atteggiano a protagonisti, a decretare l’andamento della coppia, della vita di entrambi.
Perché ciò che Warren e Sarah mettono in gioco non è solo la loro vita, ma quella di coloro che sono a loro cari. Un tornado che coinvolge più vite, distruggendo, lasciando macerie e cadaveri dietro di sé. La furia della natura è implacabile e, spesso, non perdona.
Al quotidiano dei personaggi e alla semplice dolcezza con cui l’autrice descrive ciò che accade loro – i progetti dello studio di Warren, l’impegno di Sarah nell’organizzazione della mostra presso il museo di cui si è sempre occupata – si intrecciano i sentimenti, i dolori, la vita che scorre, implacabile, che ci pone davanti a interrogativi a cui preferiremmo non pensare, a cui vorremmo non dover mai dare una risposta. Una vita che ci costringe a prendere scelte che non ci appartengono, che non rappresentano la nostra volontà, ma che spesso prendiamo per il bene delle persone che amiamo.

Il finale di questo romanzo è, in una parola soltanto, perfetto. L’unico possibile epilogo per questa storia, l’ultimo nodo al pettine da districare perché tutto, finalmente, torni al proprio posto come dovrebbe.
La vittoria, alla fine, di un amore, della scelta di restare, sopra tutto, sopra ogni decisione imposta e ogni sacrificio, fedeli a noi stessi.

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