Questo libro mi è stato inviato gratuitamente dalla casa editrice Fazi Editore, che ringrazio. La recensione rispecchia in modo onesto il mio parere personale.
Uscito in tutte le librerie italiane il 26 agosto 2025 per Fazi Editore, “Sorgenti” di Marie-Hélène Lafon è un romanzo molto breve, ma dal significato profondo che con schiettezza e senza impreziosire inutilmente la trama, ci offre uno spaccato nudo e crudo ma finemente scritto della realtà femminile di fine anni Sessanta.
Spesso mi sento dire: “Quanto mi piacerebbe leggere, ma demordo facilmente per la lunghezza dei libri”, ebbene con appena 120 pagine cartacee, questo libro farà sicuramente tornare la voglia a molti di voi.
La traduzione è a cura di Antonella Conti.
Estate del 1967, in una fattoria del Cantal. In un pomeriggio caldo e assolato, mentre i bambini giocano fuori in giardino e il marito dorme sulla panca della cucina, la moglie è in attesa di poter sparecchiare. Non può farlo in quel momento perché anche il più piccolo rumore potrebbe svegliarlo di malumore e per questo prendersela con lei come se lui fosse posseduto da una furia animale.
La donna osserva i bambini, anche loro non sembrano emettere alcun suono, intimoriti come la madre delle reazioni del padre. È in questo silenzio che lei ritorna con la mente al suo passato: a come è iniziato il tutto, al perché si è ostinata a sposarlo, ad accettare una vita senza amore e con solo la paura come sentimento, e come potrebbe andare a finire se continuerà così. Ogni risposta le fa venire voglia scappare, e rimpiange tutte le volte che non l’ha fatto, eppure il divorzio è ancora un’onta insopportabile, che non solo accompagnerà lei, ma anche i suoi figli e la sua famiglia di origine.
Non proseguo oltre per evitare spoiler.
In questo contesto il termine “sorgente” serve a indicare le nostre stesse radici, ma non come un qualcosa di stabile, di “si è sempre fatto così” o l’arrendevole “e così sia”, bensì come un moto di evoluzione, trasformazione, un riconoscere da dove viene il tutto e dove può andare e quindi cambiare, rivoluzionandoci in ogni istante proprio come l’elemento acqua.
Nei diversi punti di vista, del marito e della moglie, vediamo la netta differenza tra il femminile e il maschile, il primo lato di consapevolezza di sé, desideroso di evadere e disposto a tutto per poterlo fare. Il secondo ben piantato sulle proprie credenze che non mette mai in discussione perché vorrebbe dire perdere il controllo, sentirsi fragile, vulnerabile e non più padrone di sé.
In questo scontro di energie c’è in entrambi la voglia di riconoscersi e di ottenere la vera libertà che se da una parte è una ricerca scaturita da un bisogno fisiologico perché a lungo tempo tenuta soffocata, nella seconda è una ricerca più passiva, un credersi libero perché non ci si osserva dentro e non ci si mette mai in dubbio, pensandosi dalla parte del giusto anche quando si è artefice della violenza fisica e psicologica.
Due persone che hanno la stessa età, sono cresciute nello stesso contesto sociale, ma che hanno avuto esempi di femminilità e mascolinità diversi e che inevitabilmente si ripercuotono sulle decisioni che vengono prese dall’una con coraggio, dall’altro con rassegnazione e vittimismo.
Un romanzo perfetto per riconoscere le due parti in ognuno di noi, e per trovare la forza e la determinazione per poter mettere la parola fine alla sofferenza.
Uscito in tutte le librerie italiane il 26 agosto 2025 per Fazi Editore, “Sorgenti” di Marie-Hélène Lafon è un romanzo molto breve, ma dal significato profondo che con schiettezza e senza impreziosire inutilmente la trama, ci offre uno spaccato nudo e crudo ma finemente scritto della realtà femminile di fine anni Sessanta.
Spesso mi sento dire: “Quanto mi piacerebbe leggere, ma demordo facilmente per la lunghezza dei libri”, ebbene con appena 120 pagine cartacee, questo libro farà sicuramente tornare la voglia a molti di voi.
La traduzione è a cura di Antonella Conti.
Estate del 1967, in una fattoria del Cantal. In un pomeriggio caldo e assolato, mentre i bambini giocano fuori in giardino e il marito dorme sulla panca della cucina, la moglie è in attesa di poter sparecchiare. Non può farlo in quel momento perché anche il più piccolo rumore potrebbe svegliarlo di malumore e per questo prendersela con lei come se lui fosse posseduto da una furia animale.
La donna osserva i bambini, anche loro non sembrano emettere alcun suono, intimoriti come la madre delle reazioni del padre. È in questo silenzio che lei ritorna con la mente al suo passato: a come è iniziato il tutto, al perché si è ostinata a sposarlo, ad accettare una vita senza amore e con solo la paura come sentimento, e come potrebbe andare a finire se continuerà così. Ogni risposta le fa venire voglia scappare, e rimpiange tutte le volte che non l’ha fatto, eppure il divorzio è ancora un’onta insopportabile, che non solo accompagnerà lei, ma anche i suoi figli e la sua famiglia di origine.
Non proseguo oltre per evitare spoiler.
In questo contesto il termine “sorgente” serve a indicare le nostre stesse radici, ma non come un qualcosa di stabile, di “si è sempre fatto così” o l’arrendevole “e così sia”, bensì come un moto di evoluzione, trasformazione, un riconoscere da dove viene il tutto e dove può andare e quindi cambiare, rivoluzionandoci in ogni istante proprio come l’elemento acqua.
Nei diversi punti di vista, del marito e della moglie, vediamo la netta differenza tra il femminile e il maschile, il primo lato di consapevolezza di sé, desideroso di evadere e disposto a tutto per poterlo fare. Il secondo ben piantato sulle proprie credenze che non mette mai in discussione perché vorrebbe dire perdere il controllo, sentirsi fragile, vulnerabile e non più padrone di sé.
In questo scontro di energie c’è in entrambi la voglia di riconoscersi e di ottenere la vera libertà che se da una parte è una ricerca scaturita da un bisogno fisiologico perché a lungo tempo tenuta soffocata, nella seconda è una ricerca più passiva, un credersi libero perché non ci si osserva dentro e non ci si mette mai in dubbio, pensandosi dalla parte del giusto anche quando si è artefice della violenza fisica e psicologica.
Due persone che hanno la stessa età, sono cresciute nello stesso contesto sociale, ma che hanno avuto esempi di femminilità e mascolinità diversi e che inevitabilmente si ripercuotono sulle decisioni che vengono prese dall’una con coraggio, dall’altro con rassegnazione e vittimismo.
Un romanzo perfetto per riconoscere le due parti in ognuno di noi, e per trovare la forza e la determinazione per poter mettere la parola fine alla sofferenza.

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