Scritta e composta dall’artista, la canzone è una ballata pop/rock intensa e sincera, nata in un momento di riflessione personale.
Dopo aver rimproverato il figlio, il cantautore ha sentito il peso di non essere riuscito a comunicare nel modo giusto. La domanda “Cosa direi ai miei figli se domani non fossi più qui?” ha dato vita a un brano che è insieme un testamento d’amore e un atto di consapevolezza. Il testo, diretto e senza filtri, attraversa paure, errori e desideri di ogni genitore, fino a un abbraccio liberatorio che scioglie ogni distanza.
“Vi Voglio Bene” è più di una canzone: è una lettera aperta ai figli, un promemoria per chi si trova a camminare nel difficile ma meraviglioso equilibrio della genitorialità.
Musicalmente, “Vi Voglio Bene” si sviluppa su una struttura atipica, priva della classica alternanza strofa-ritornello, con un crescendo emotivo che rispecchia la tensione e la dolcezza del rapporto tra genitore e figli. Gli accordi semplici, privi di tasti neri, richiamano le prime tastierine per bambini, mentre il ritorno all’accordo di DO maggiore nel finale simboleggia un ritorno alla serenità.
Il videoclip di “Vi Voglio Bene” racconta visivamente l’essenza del brano: l’amore incondizionato che si nasconde tra il caos della quotidianità. La casa piena di giochi sparsi, il disordine che ogni genitore cerca di sistemare senza successo, diventano metafora di un’esistenza imperfetta ma autentica. Carlo Pontevolpe canta il brano al tramonto, un momento simbolico che segna la fine di una giornata ma anche l’attesa di un nuovo inizio, proprio come il rapporto tra genitori e figli, fatto di inciampi e ripartenze. Nel finale, i bambini tornano a casa e, in un gesto spontaneo, abbracciano il padre prima di rimettersi a giocare, riportando il disordine, e con esso, la loro gioiosa vitalità.
La sua musica segna un percorso verso un’espressione artistica più autentica e libera, fondendo la tradizione cantautorale italiana con le sonorità elettroniche del pop internazionale.
Il 30 settembre 2024 ha esordito ufficialmente con il singolo Le Opportunità, mentre il 17 gennaio 2025 ha debuttato dal vivo al The Leaf Music Fest di Milano, sul palco del Barrio’s, dove ha presentato in anteprima Vi Voglio Bene.
Ciao Carlo! Grazie mille per la disponibilità. Inizio con il chiederti come hai iniziato con la musica e quando hai capito che questa sarebbe stata la tua strada…
Grazie a voi per questo spazio! Ho iniziato a scrivere canzoni a 17 anni, ma purtroppo per un’eccessiva timidezza e introversione non ho mai voluto espormi davvero con questa passione. Questo più o meno fino ai miei 34-35 anni, quando, all’inizio di un percorso di crescita personale e di ricerca interiore, ho capito che per me queste canzoni volevano dire tanto. Quando poi è arrivato il lockdown, periodo in cui, come molti, ho avuto tanto tempo a disposizione, ho pensato che fosse l’occasione per riprendere in mano questo progetto musicale, con una maturità decisamente diversa, creandomi un piccolo home studio.
“Vi voglio bene” è un brano dedicato ai tuoi figli, nato dopo aver rimproverato tuo figlio con quel senso di colpa tipico di genitori (ma anche di educatori) che si rendono conto che la comunicazione con i bambini è importante. Ti vorrei chiedere: proprio perché penso sia un tema delicato, è stato facile scrivere il brano, perché tutto è arrivato come un flusso di coscienza, o al contrario è stato difficile mettere tutto in appena tre minuti?
È stato tutto molto facile devo dire, sentivo un forte impulso creativo. Nel giro di un’ora dal rimprovero, il 70% del brano (accordi, melodia e le prime parole) erano già scritte. Poi ho lasciato decantare un po’ l’emozione e ho voluto riprendere il brano solo quando ho potuto conoscere il mio secondo figlio, che era già in arrivo quando ho iniziato a scrivere questa canzone.
A livello di composizione, il brano è molto semplice, questo per richiamare le prime tastiere per i bambini. Invece a livello di scrittura, manca l’alternanza strofa-ritornello. Come mai questa scelta?
Avevo scritto molti pezzi che invece avevano la tipica struttura pop, tra cui il primo singolo “Le Opportunità”; perciò volevo sfidare me stesso con qualcosa di diverso. Mi piace partire spesso con delle piccole sfide personali quando scrivo, per rendere il processo creativo più stimolante.
Hai fatto ascoltare la canzone ai tuoi figli? Cosa ne dicono?
Non l’hanno capita ancora, ovviamente. Mio figlio più grande mi continuava a chiedere “perché dici “mi sveglio di notte”?”. Chiaramente l’ho scritta per quando saranno più maturi, non a caso l’ho definita il mio “testamento umanitario”. Quando non ci sarò più, forse sentiranno l’esigenza di ascoltarla con orecchie diverse, chissà…
Essendo una canzone anche molto intima, vorrei chiederti quali sono state le emozioni nel presentarla Live per la prima volta…
C’è un punto della canzone in cui trattenere la commozione per me è quasi impossibile, ovvero quando dico “e che un giorno dovremo dividerci”. Quando l’ho scritta, ovviamente ho pianto. Sul palco ho cercato di trattenere le lacrime focalizzandomi sul canto e sul pubblico. Ho avuto un attimo, in quel punto, in cui la mia voce è tremata, ma non ho pianto per fortuna. In generale, è stato molto emozionante.
Quali progetti hai per il tuo futuro nella musica?
Nella musica come nella vita, voglio godermi ogni istante pienamente senza pensare troppo al domani. Ogni esibizione, ogni nuova composizione, ogni intervista, per me rappresentano emozioni nuove che voglio davvero godermi appieno. Dal punto di vista della progettualità, l’idea è comunque quella di far uscire dei singoli cadenzati nel tempo, sperando che qualcuno prima o poi noti il mio progetto e voglia sostenermi, dato che per ora mi finanzio da solo, e purtroppo questo è un hobby costoso se vuoi farlo con standard elevati.
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