martedì 6 gennaio 2026

#Epifania: Perché la Befana chiude davvero le feste (e ci fa bene)

Foto di Simone Eufemi su Unsplash
Eccoci qui nel giorno dell’Epifania, che tutte le feste si porta via.

Anche nel 2026 il 6 gennaio è tornato a ricordarci che si chiude ufficialmente con il periodo natalizio per tornare nella realtà che il lunghissimo mese di gennaio ha da offrirci.
Per queste ultime feste ho voluto concentrarmi maggiormente sul significato simbolico che hanno, perché comprenderne la radici vuol dire conoscere prima di tutto noi stessi.

Se l’Epifania è riconosciuta in tutto il mondo come la manifestazione di Gesù ai Re Magi, è proprio in Italia che la festa acquisisce maggiore significato, associata anche alla simpatica vecchiettina che porta dolci e piccoli regali all’interno di una calza. 

lunedì 5 gennaio 2026

#RoyalFamily: Kate, Meghan - Tradizione vs Ribellione

Mi prudono le mani solo per aver messo Meghan tra la femminilità reale, visto che non fa più parte della famiglia, ma ahimè in questo periodo sembra che tutti vogliano chiedermi la mia opinione su Meghan Markle
Non mi stancherò mai di dire che parlare di monarchia non è come parlare di star della televisione, e che dopotutto lei ha deciso di andarsene via dalla famiglia reale, quindi non trovo davvero il senso occuparmi di lei, ma con umiltà mi metto al servizio di chi vuole sapere e quindi eccoci qui.


È davvero necessario essere ribelli per cambiare l’assetto, la comunicazione e la realtà della Monarchia? Risposta semplice: no. Risposta più complessa: continuate a leggere l’articolo.  

venerdì 2 gennaio 2026

#Capodanno: Quando il tempo (ci) cambia

Foto di Anne Nygård su Unsplash
Primo post del 2026! Che gioia. 
Abbiamo tutti festeggiato il primo dell’anno, la venuta di questo 2026 che abbiamo sicuramente sperato porti più pace, felicità, gioia amore, salute… e ogni altra cosa ripetiamo esattamente da quando siamo nati.


Negli articoli precedenti abbiamo già parlato di come la notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio sia diventata il simbolo della metamorfosi tra ciò che abbiamo vissuto e ciò che vogliamo diventare
A livello collettivo Capodanno è diventato un vero e proprio archetipo culturale di passaggio, un’occasione per chiudere un capitolo e aprirne uno nuovo. Antropologicamente parlando le feste di Capodanno possono diventare dei riti di separazione e rinnovamento simbolico.
 

mercoledì 31 dicembre 2025

#Capodanno: I riti di Capodanno nel mondo

Foto di Mariasol Benitez 
su Unsplash
Alzi la mano chi, come me, ama guardare i festeggiamenti di capodanno da ogni parte del mondo. Il fuso orario mi ha sempre affascinata e come la vigilia di Natale passo il tempo a guardare il viaggio di Babbo Natale su Google con i bambini, così il 31 dicembre passo ogni ora a fare gli auguri a una fetta del nostro globo sempre diversa.


Ma non c’è solo questo nella mia folle mente unitaria: amo anche vedere le diverse tradizioni. Se noi in Italia passiamo il tempo a mangiare quante più lenticchie possibili, cosa fa un nostro alter ego dall’altra parte del Pianeta?

lunedì 29 dicembre 2025

#Capodanno: Perché iniziamo l’anno il 1° gennaio?

Foto di Paul Morley su Unsplash
Tredueuno… e se sei un Millennial hai sicuramente in testa l’iconica scena attesa, sospirata, sognata di The O.C. che ci riporta alla mente tutte le paranoie possibili e immaginabili perché è proprio colpa di Ryan Atwood se abbiamo standard elevati sulla vigilia di Capodanno.


Proprio per questo sono qui oggi per parlare di qualcosa di molto più basico, forse cinico, terra terra, che toglie la magia di farsi non so quante rampe di scale all’ultimo secondo: perché diamo per scontato che il primo giorno dell’anno sia il primo gennaio?

Eh, è sempre stato così…” no, in realtà. Certo, l’essere umano ha bisogno di scandire il tempo, di mettere ordine in questa illusione del suo scorrere e ovviamente di simbolismi per comprendere appieno il significato del nuovo inizio. Ma perché proprio il primo giorno di gennaio e non quello di novembre o marzo?

venerdì 26 dicembre 2025

#Natale: Quando nessuno guarda

Foto di Filipp Romanovski 
su Unsplash
Se avessero chiesto a Federico quale fosse la sua più grande paura mai avrebbe risposto la solitudine. In settantacinque anni di vita non gli è mai successo di sentirsi veramente solo. Certo, di momenti tutti per sé ce ne sono stati nel corso del tempo, non si è mai negato la pausa pranzo in solitaria a lavoro, perché era il suo modo di ricaricarsi dopo aver trascorso le ore con la gente. Ma il vero senso di solitudine, quello che ti fa sentire freddo, mai avrebbe pensato di poterlo provare sul serio.


Sua moglie è morta da pochi mesi, l’ultima a lasciarlo in quella serie infinita di lutti che hanno segnato la sua vita negli ultimi dieci anni: prima i genitori, poi la sorella più grande, alcuni dei suoi amici più stretti e ora la moglie.
Non hanno avuto figli, non ne hanno mai ricercato i motivi, nessuno dei due si è mai sentito così coraggioso da prendersene la responsabilità. Semplicemente non sono arrivati, nonostante il grande amore che li univa. Anche di adottare non se ne parlava, c’era sempre qualche impedimento: il poco tempo, i sensi di colpa, la paura di amare davvero qualcuno anche se non aveva lo stesso sangue. 

mercoledì 24 dicembre 2025

#Natale: Trattenere il respiro

Foto di Frames For Your Heart 
su Unsplash
Sofia è in piedi dalle sette del mattino, una tradizione di quel giorno che risale alla sua infanzia, almeno da quando ne ha memoria. L’unica differenza con il suo passato sta nella mancanza dell’odore di fritto o del sugo a farle aprire gli occhi, ma una musica jazz che ha impostato come suoneria della sveglia, seguita dai passi piccoli e veloci della sua primogenita che saltando sul letto si è accomodata tra lei e Ivan, suo marito da ormai cinque anni.

Un bacio sulla fronte della bambina, una boccata del dolce profumo dello shampoo alla camomilla e un sorriso per una frase detta in modo buffo, di cui ora non ha più memoria, ma che un giorno verrà a bussarle come un ricordo nostalgico di un tempo mai del tutto assaporato perché passato troppo in fretta.

La cucina è finalmente di nuovo pulita, anche se dell’odore ci si libererà solo tra diversi giorni. Accende la cappa, sperando che aspiri almeno quello del fritto e sospira per il forte rumore che fa e che copre le canzoni di Natale messe in sottofondo. Si toglie il grembiule e va verso il salone dove Ivan e la piccola Cristina stanno apparecchiando la tavola, ben attenti a renderla il più perfetta possibile.
Una tavolozza di verde, rosso e oro che la catapulta in un attimo a ogni 24 dicembre vissuto dal momento della sua nascita a oggi. Sorride ed è solo il pianto di Federico che grida a gran voce il suo bisogno di nutrimento a riportarla alla realtà.