Il gioco dei silenzi,
di Maurizio Foddai, è un thriller così ben fatto che mentre lo leggevo mi
sembrava di guardare un documentario sui casi irrisolti. Ho notato molti
parallelismi con il mistero della sparizione di Manuela Orlandi, il che mi ha
portata a pensare quanto l’essere umano riesca a nascondere dentro di sé senza
destare sospetti.
“La mia vita appartiene
a me, a me soltanto, e non devo permettere ad altri di decidere al mio posto.”
Barbara è una ragazza
riservata che, come tutti i neodiplomati, è in lotta con ciò che vuole fare
nella vita e ciò che la società, o gli adulti, si aspettano da lei. Non è la
sola a scontrarsi contro queste due realtà: è infatti circondata dal gruppo dei
suoi amici, ognuno dei quali lotta più o meno per la stessa causa.
Siamo a Torino, all’inizio
degli anni novanta, quando Barbara scompare misteriosamente. I suoi amici non riescono
ad aiutare la polizia con le indagini: nessuno sa niente, non ci sono sospetti,
la situazione economica della famiglia non fa pensare a un rapimento, e non
sembra un caso di suicidio.
La compagnia comincia a
porsi le prime domande, a nutrire i primi dubbi. I giornalisti calcano i
sospetti su Guido, l’ultimo ad aver visto la ragazza, ma è effettivamente così?
Condanniamo l’omertà, non pensando che a volte un testimone oculare può sentirsi
enormemente spaventato, o confuso, per ciò che ha visto, o creduto di vedere.
Il caso di Barbara
rimane irrisolto, il suo corpo non viene ritrovato. Le domande da prima
insistenti, scemano col passare degli anni, fino quasi a far dimenticare del
tutto la vicenda.
Il gruppo di amici si
divide, prendono tutti strade diverse, ma si ritrovano anni dopo, quando sono tutti pienamente maturi. Giuliana, grande amica di Barbara e loro conoscente, scompare misteriosamente.
È facile per loro tornare con la mente a quello che è successo decenni prima.
C’è molta psicologia
tra le pagine di questo thriller: entriamo facilmente nella mente di ogni
personaggio e ne capiamo i pensieri, i motivi che lo portano ad agire in un
determinato modo.
Anche se viviamo più o
meno nello stesso ambiente, e facciamo parte della stessa comitiva, restiamo
tutti nella nostra unicità, prendiamo decisioni diverse e a volte basta un
niente per cambiare drasticamente il nostro destino.
Fatemi poi sapere se
esiste frase più romantica di questa.

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