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| Immagine creata con ChatGPT |
E so, perché ho anche amici lontani dal mondo artistico, che quella stessa sensazione riguarda un po’ tutti, di qualsiasi fascia d’età e con qualsiasi tipo di lavoro. Quella terribile sensazione affiora dopo o durante un periodo intenso, nel bel mezzo di uno spettacolo, o mentre si sta facendo la spesa, insomma improvvisamente si pensa: sto davvero vivendo la vita che desidero o sto lasciando andare quello che davvero conta?
Non siamo la sola a pensarlo, quindi, e questo mi fa già tirare un graditissimo sospiro di sollievo. Certo, in qualità di essere umano ricerco la stabilità in ogni punto di vista: psico-fisico, economico, sentimentale, eppure sento che solo questo non basta. È solo una piccola paranoia legata all’ingratitudine di avere molto di più rispetto a un qualsiasi altro nostro fratello dall’altra parte del mondo, o al contrario è un richiamo verso qualcosa di superiore, qualcosa che non è ancora tangibile ma che ci chiama da lontano, un po’ stile “Oltre l’orizzonte”?
Me lo chiedo praticamente ogni volta che sento quella sensazione e ammetto che mi è davvero difficile trovare una risposta consona e oggettiva. Da una parte mi dico che è tutta colpa (o merito?) dei social: guardando ad altri stili di vita, possiamo accorgerci che il nostro in verità non ci è mai piaciuto, così possiamo prendere coraggio più facilmente, mollare tutto e percorrere un’altra strada. Da questo punto di vista è sicuramente un progresso. Ma visto che ogni cosa ha il suo rovescio della medaglia, è anche vero che proprio grazie ai social ci sentiamo più insoddisfatti: oggi va questo trend, quindi devo cercare di essere così, ma domani ne andrà un altro ancora e come mi sveglierò, un giorno, quando capirò che ho mollato tutto solo per rincorrere un trend?
Il nostro cervello funziona egregiamente ma, proprio come una qualsiasi macchina, ama risparmiare energia e tempo, quindi utilizza spesso delle scorciatoie mentali. È qui che possiamo incappare nell’effetto della verità illusoria: quando sentiamo ripetere una stessa affermazione molte volte, tendiamo a crederci indipendentemente dal fatto che sia reale o meno. È anche il motivo per cui i tormentoni estivi hanno così tanto successo, nonostante i testi banali, mediocri e che oggettivamente non darebbero piacere neanche a dei bambini.
Allo stesso modo, se i nostri algoritmi sono pieni di persone che hanno mollato tutto per vivere in un eremo, arriveremo a un punto in cui sentiremo il bisogno di farlo anche noi, anche se questo non è il nostro reale scopo della vita.
Ed è proprio da qui che alla domanda: “Ma sto facendo davvero ciò che desidero?” mi rispondo con un’altra domanda: “Per quale motivo sono nata?”. Non credo alla teoria che stiamo qui per caso, Dio – prendete l’Universo se non siete credenti – è troppo intelligente per concedere la vita a caso. Se non avessi avuto uno scopo, mai sarei stata concepita e così come me, anche te che stai leggendo questo articolo.
Stiamo tutti qui per un motivo che non è il mero “cosa mangio a cena?” o “sorrido a quel passante”, ma qualcosa di più profondo, qualcosa che solo noi possiamo dire o fare.
Certo, trovare quel qualcosa non è per niente facile, ma è meglio cominciare a interrogarsi perché la crisi di mezza età (tra i quaranta e i cinquanta anni) arriva per tutti: cadere nella trappola del rimpianto è facile quanto pericoloso.
Quindi rimbocchiamoci le maniche, consideriamo che stiamo sempre nel momento giusto e al posto giusto, e se qualcosa ci crea agitazione, è il momento giusto per mettere ordine nella nostra vita è solo l’attimo presente. Magari zittendo i social prima di prendere la decisione che cambierà la nostra vita.

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