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| Immagine generata con ChatGPT |
Sono infatti una persona molto uditiva: ascolto tantissimo prima di parlare, anche se non sembra. Do un peso alle parole che gli altri usano e proprio da come lo fanno riesco a capire se mentono, se stanno dicendo la verità o il tipo di carattere che hanno.
Quando entro per la prima volta in un luogo, ne assaporo il suono e l’odore, così quando vedo un film o una serie tv ciò a cui presto più attenzione in assoluto è proprio la colonna sonora scelta. Da amante del classic rock è forse anche per questo che reputo Supernatural la mia serie tv preferita.
Sappiamo bene che la musica nel cinema o alla televisione viene usata come anticipazione di una scena che arriverà, aiutandoci a suscitare in noi l’emozione ancora prima di viverla. La musica aiuta più rapidamente a fissare un contenuto emotivo, ed è il motivo per il quale ora è utilizzata ad hoc anche in servizi di cronaca nera o reportage di guerra. Questo è un processo molto inconscio su chi lo subisce, ma attentamente studiato da chi lo manda in onda, soprattutto nel settore pubblicitario perché è obiettivo primario farci sentire esattamente come vogliono. Rimanendo a tema film o serie tv, però, la musica è un modo per rendere più “materiale” il film, per dare la giusta forma alla trama che altrimenti senza si perderebbe nei meandri della nostra immaginazione.
La musica ha sempre accompagnato le emozioni non espresse a voce dagli attori fin dai tempi del cinema muto. In questo modo il suo compito, oltre a suggerire lo sviluppo della trama, è anche quello di rendere l’atmosfera, esprimere sentimenti e pensieri dei personaggi e diventare un’icona del film. Tutti noi ricordiamo “Moon River” di “Colazione da Tiffany”, ma anche “I Don’t Want to Miss a Thing” come colonna portante di Armageddon. E, per i fan di Supernatural come me, l’iconica “Carry On My Wayward Son”, che già dalle prime note ci fa sentire parte di un’immensa famiglia. E, ancora, se vi dicessi “Eye of the Tiger”, avreste tutti una scena di riferimento che esula dalla serie appena citata, ma non solo.
Nel caso delle altre serie, soprattutto quelle fino ai primi anni del 2000, basta la sigla iniziale per tornare a vivere le sue emozioni: “Where You Lead”, “The Big Bang Theory Theme”, “I’ll Be There for You”, “I Don’t Want to Be”, “I Don’t Wanna Wait”… insomma, basta mettere play per ricordare l’intera trama.
Quando si parla di anime è ovvio associare le sigle al senso di quello che andremo a vedere. Ai meravigliosi tempi di Bim Bum Bam, Super3 o la Melevisione sapevi già che tipo di cartone sarebbe stato dalle parole utilizzate in sigla. “Principe Valiant” ti avrebbe portato alla grande corte di Re Artù, mentre Pokémon, Yu-Gi-Oh, Dragon Ball ti avrebbero fatto vivere avventure. Con Sailor Moon, Do-Re-Mi, Un incantesimo dischiuso… avremmo incontrato mondi fantastici come gli altri, ma con una nota di romanticismo in più. Con Rossana, Candy, Georgie, Piccoli problemi di cuore, Kiss Me Licia, la storia d’amore era più che certa. Insomma, per conoscere il contenuto ci bastava già sentire la sigla.
È proprio perché la musica parla in maniera più diretta all’anima che dietro alla scelta di una qualsiasi colonna sonora o sigla, c’è un lavoro intenso, ai limiti della perfezione, dove ogni accordo e parola sono scelti per un motivo preciso.
Può essere visto come manipolazione, ma io la vedo come una maggiore accortezza da parte del team che lavora dietro le quinte: dopotutto siamo fatti per ascoltare prima ancora che guardare, questo ce lo insegna la natura umana, visto che nel grembo materno già percepiamo i suoni. Le emozioni hanno una loro eco, e il loro risuonare fa parte dello spettacolo stesso.
Può essere visto come manipolazione, ma io la vedo come una maggiore accortezza da parte del team che lavora dietro le quinte: dopotutto siamo fatti per ascoltare prima ancora che guardare, questo ce lo insegna la natura umana, visto che nel grembo materno già percepiamo i suoni. Le emozioni hanno una loro eco, e il loro risuonare fa parte dello spettacolo stesso.
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