Se guardiamo nel mondo dell’arte, non tutte le opere nascono con lo scopo di decorare. Alcune sono così cariche di messaggi e significati che sembrano vive, urlano senza emettere suono e soprattutto attraversano i secoli rimanendo sempre attuali.
La resistenza ha poco a che vedere con la sopravvivenza. Resistere, nell’arte, vuol dire trasformare il dolore della ferita, l’ingiustizia, in un’opera di estrema bellezza che parli alla collettività e lo faccia in modo così chiaro e diretto, da rimanere a lungo nella memoria di chiunque, anche di chi non ha vissuto certi periodi storici.
Parliamo oggi di tre donne che hanno fatto dell’arte un modo per testimoniare il male, trasformandolo in bene e così guarendo.
La resistenza ha poco a che vedere con la sopravvivenza. Resistere, nell’arte, vuol dire trasformare il dolore della ferita, l’ingiustizia, in un’opera di estrema bellezza che parli alla collettività e lo faccia in modo così chiaro e diretto, da rimanere a lungo nella memoria di chiunque, anche di chi non ha vissuto certi periodi storici.
Parliamo oggi di tre donne che hanno fatto dell’arte un modo per testimoniare il male, trasformandolo in bene e così guarendo.
