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Articoli Speciali

giovedì 31 dicembre 2020

#StorieRomane: Marforio


Torna il nostro appuntamento con le statue parlanti di Roma, quelle sculture sparse per la città su cui i cittadini erano soliti lasciare frasi e invettive contro il potere dell’epoca. Abbiamo già parlato di Pasquino e di Madama Lucrezia, ma oggi parliamo di Marforio. Si tratta di una statua costruita da un ignoto nel primo secolo, che probabilmente rappresenta il dio Nettuno, Oceano o il Tevere. Secondo altre fonti sarebbe la personificazione del fiume Nera, uno dei principali affluenti del Tevere. 

sabato 26 dicembre 2020

#Natale: Questo era Natale


Ci sono ricordi che solleticano il cuore. Ognuno vive il Natale secondo le proprie tradizioni, tramandate negli anni, intoccabili come comandamenti incisi su pietra. Per noi la vigilia era l'ultimo ostacolo a dividerci dal mattino più atteso dell'anno. Consisteva in una comune cena seguita possibilmente da uno speciale canoro ad hoc del cantante di turno, e poi tutti a letto dopo aver lanciato un'occhiata smaniosa ai piedi sgombri dell'albero, rigorosamente vero, addobbato ogni volta di una miscela diversa di colori e ornamenti.

Allora entravo in scena io, silenziosa, rapida, a posizionare i pacchetti di tutta la famiglia sul pavimento cosparso di aghi di abete, per poi coricarmi trovando il sonno solo più tardi, troppo emozionata per abbandonarmi subito nel suo abbraccio.

#StorieRomane: La sedia del Diavolo


La rubrica di Storie Romane è una di quelle che abbiamo più a cuore.
Siamo quattro ragazze, e viviamo in quattro quartieri ben diversi l'uno dall'altro. Amiamo questa città, e il nostro scopo è quello di farvela conoscere poco a poco.
Ci siamo spostate letteralmente da Roma Nord a Roma Sud (e viceversa), e vi abbiamo fatto scoprire chicche come La Porta Alchemica e il cuore di Nerone, e vi abbiamo portato con noi all'EUR, al Corviale, a Testaccio e in altri quartieri, tutti diversi ma tutti bellissimi a modo loro.

Oggi vi facciamo conoscere l'ennesima chicca di Roma, chicca decisamente non nascosta e poco visibile.
Vi raccontiamo la storia della sedia del Diavolo.

venerdì 25 dicembre 2020

#Natale: Sono solo un osservatore


Voi esseri umani siete terrorizzati dal buio. Vi osservo da qualche miliardo di anni, ormai, e ancora non ho ben compreso perché voi abbiate così tanta paura dell’oscurità; eppure avete una torcia al vostro interno che vi illumina ovunque voi andiate. Non la seguite mai. O meglio, lo fanno pochi di voi e io sono felice quando seguo quei pochi che riescono a procedere sicuri sul sentiero della luce.


Giro attorno a queste persone saltellando, cantando, gioisco e le inondo anche con la mia di luce, perché meritano tutti gli abbracci che riesco a dare. Loro sanno, allora mi arresto e li guardo allontanarsi. Non si allontanano mai sul serio da me, la loro luce brilla con tale forza che posso vederli sempre. Un po’ come quando voi osservate le stelle: sono lontane, ma se alzate lo sguardo, di notte, le trovate sempre allo stesso posto.

giovedì 24 dicembre 2020

#Natale: La pace degli ultimi


Siamo alla vigilia di Natale, in una enorme casa di campagna. Un’anziana signora è sdraiata sul letto, da troppo tempo per ricordarsi effettivamente da quanto. La badante che è con lei dovrebbe aiutarla ad alzarsi, ma è fuori sul balcone, a fumare e a chiacchierare al cellulare con le sue amiche da chissà quante ore. Nessuno si cura della povera donna, bloccata a letto. Non ha la forza di parlare e non ha neanche voglia di lamentarsi. Con chi, poi? Se la dovrebbe prendere con i figli, ormai adulti e troppo occupati per pensare alla loro povera madre? Non si curano di lei, hanno già pronti i fogli per spartirsi la casa guadagnata in anni e anni di lavoro. Perché dovrebbero preoccuparsi di lei? Hanno i figli da crescere, gli amici da incontrare. E quest’anno non è arrivata neanche la tanto agognata telefonata per farle gli auguri. Se ne saranno dimenticati, poveri cari, pensa la signora, chiudendo gli occhi. La sua unica compagnia è la voce distante della sua badante e il gracchiare della televisione. Sono tutti felici, tutti che cantano e ballano. 

mercoledì 23 dicembre 2020

#Natale: Primo Natale


Fuori è ancora buio, la mamma si è alzata da un po’, mi ha dato un bacio leggero sulla fronte ed è uscita dalla stanza. Mi ha svegliato, ma non ho pianto, anche perché papà è rimasto a dormire e non mi va di disturbarlo. Allungo le mie gambe e tiro un sospiro, è così bello quando sono distese. Mamma mi ripete che se continuo a fare forza, prima o poi camminerò. Rido mangiucchiandomi la mano, non vedo l’ora.


La mamma entra piano piano in stanza e avverto un profumo di qualcosa mai sentito prima, o forse sì, ad alcune bancarelle fuori, ma qui in casa è più forte. Sveglia dolcemente papà e si danno un bacio. Io chiudo gli occhi, so che la mamma verrà a controllarmi e voglio lasciarle ancora qualche attimo con il papà, visto che non si vedono mai. 

martedì 22 dicembre 2020

#Natale: Preludio: andante, largo e cremisi


Ormai era chiaro, aveva perso la strada.

Erano giorni che Turchina viaggiava sola, sotto al sole. Da quando aveva lasciato il gregge non aveva incontrato più nessuno. Solo, a volte, la propria ombra, l’unica a farle compagnia.

All’inizio si era spaventata. “Ehi chi c’è là?”. Aveva cominciato a correre disperata per far perdere le proprie tracce, ma l’altra le era sempre alle calcagna. “Vattene!” gridava, “lasciami in pace!”.

Poi, rassegnatasi al fatto che andassero alla stessa velocità e nella stessa direzione, si fece coraggio. D’altronde era così raro trovare qualcuno con lo stesso ritmo nel sangue! Così, aveva cominciato a parlarle e ad ascoltare con gli occhi quello che aveva da dire.

“Anche tu qui?”

“Sei di passaggio?”

“E’ meglio che ti guardi alle spalle!”

Se vi foste trovati a passare di là, vi assicuro che non avreste avuto chiaro chi domandasse a chi e chi rispondesse a chi. Di certo entrambe si guardavano l’un l’altra le spalle, come in uno stretto abbraccio, e questo non era cosa di poco conto in un luogo desolato come quello.

#Intervista a Talkingtomybody: Sara Busi

Noi di 4Muses, in questo spazio, cerchiamo di trattare i più diversi argomenti che riguardano la nostra società e la nostra cultura; ma è ovvio che ne siano alcuni che sono più strettamente connesse a chi siamo e a come viviamo e che, quindi, in un modo o nell'altro hanno una rilevanza maggiore. Tra questi vi è, quasi senza alcun dubbio, il discorso sui disturbi alimentari e sulla conseguente cura di mente e corpo. Ne avevamo già parlato quando avevamo fatto un'analisi della canzone di Melanie Martinez "Orange Juice" e oggi torniamo a farlo portando la testimonianza di: Sara Busi, meglio nota come Talkingtomybody.

Abbiamo scoperto il suo profilo un po' per caso, scorrendo tra i reels di Instagram, e siamo rimaste immediatamente colpite dalla sua storia. Il 28 novembre del 2019 lei si è sottoposta all'intervento di bypass gastrico. Un argomento che ci è parso quasi provvidenziale visto il percorso che sta iniziando una di noi 4. 
Questo intervento le ha permesso di perdere un bel po' di chili, ma non ci vogliamo soffermare su ciò, quanto più sulla forza che questa donna riesce a trasmettere nelle sue storie attraverso anche le sue parole. Proprio perchè voglio mostrarvi lei in tutta la sua interezza e forza vi lasciamo alle sue parole sperando che possano ispirarvi e possano esservi d'aiuto come lo sono state per noi. 

lunedì 21 dicembre 2020

#Natale: Luce di speranza


Il freddo quest’anno è arrivato con un leggero ritardo. Io e i miei fratelli ci stavamo preoccupando, ma anche quest’anno possiamo finalmente costruire dei piccoli bambini di neve davanti l’uscio di casa. Giocheranno con noi e ci proteggeranno da tutti gli spiriti maligni che vogliono rubare le nostre scorte di cibo. Ieri sera mia madre, prima di andare a letto, mi ha detto: “Cairine, ricordati di fare un occhio anche dietro la testa dei piccoli bambini di neve, così potranno controllare da ogni punto”. In qualità di sorella maggiore, ho riportato la stessa raccomandazione anche ad Ashling, Ferris e Conall. Il nostro lavoro è quasi concluso, poi potremmo riscaldarci davanti al caminetto con un po’ di pane e formaggio.

Ashling e Ferris stanno discutendo su come chiamare i nostri amici, ma a me non importa più di tanto. Io so bene che si scioglieranno in due settimane, e poi i nomi non sono così fondamentali. Conall mi segue come un'ombra; a volte mi piace, altre non lo sopporto. Ora mi parla di cavalli e battaglie, deve avergli detto tutto nostro zio.

mercoledì 16 dicembre 2020

#MustToRead: Il Piccolo Principe


Ci sono libri, film e serie TV che vincono un posto nella categoria "MustTo" a mani basse, e Il Piccolo Principe è decisamente un libro che si merita una posizione tutta sua in questa lista.

Il libro, scritto nel 1943 dallo scrittore, militare e aviatore francese Antoine Jean Baptiste Marie Roger de Saint-Exupéry (1900-1944), conosciuto ai più come Antoine de Saint-Exupéry o Tonio, è uno di quei libri che quando sei piccolo (ma anche quando si diventa grandi) almeno una volta ti viene regalato. Che sia la maestra delle elementari che all'ultimo giorno di quinta te lo lascia sul banco con tanto di dedica all'interno, lo zio che al pranzo di Natale te lo porge con fare imbarazzato perché non sapeva proprio che regalo farti, o ancora l'amico, il fidanzato, la fidanzata che come gesto di affetto ti dona questo manualetto di sole centoventidue pagine, Il Piccolo Principe è un must e crediamo non sia un caso che sia stato tradotto in più di trecento lingue e dialetti diversi, risultando il terzo libro più tradotto al mondo dopo la Bibbia e il Corano.

Sulla base di ciò, siamo sicuri che Il Piccolo Principe sia semplicemente un libro per bimbi da leggere con leggerezza?

lunedì 7 dicembre 2020

#Intervista: Satira e Web, una chiacchierata con Video Fake tv

Noi di 4Muses vi abbiamo già parlato del politically correct e di come questo flusso di coscienza a volte sia così tanto esaltato da sfociare nell’assurdo. A volte per dire qualcosa bisogna essere “nudi e crudi”. Le parole hanno certamente un loro peso, proprio per questo bisogna essere consapevoli dell’uso che se ne fa.
 
Masini, ad esempio, a inizio anni Novanta, ci ha insegnato che a volte un “Vaffanculo” ha più forza di un “Potresti smetterla, per favore?”. Forse è proprio per essere entrato a pieno regime nella nostra quotidianità che è stato sdoganato come insulto.

Il 7 gennaio 2015 “siamo stati tutti Charlie Hebdo”, il popolo si è unito nel sacrosanto diritto alla satira. Nel 2020, improvvisamente, non si può più parlare di niente. Qualsiasi affermazione può essere presa come un insulto, o travisata.

venerdì 4 dicembre 2020

#MustToRead: Il giovane Holden

 


Nel 1951 J.D. Salinger pubblica uno dei capolavori della letteratura mondiale. Il titolo originale, “The catcher in the rye”, è un gioco di parole inglese che è stato difficile tradurre in alcuni paesi europei. In Italia “Il prenditore nel campo di segale”, sua traduzione letterale, diventa “Il giovane Holden”. La copertina bianca con il titolo nero è una scelta che  Salinger prende fermamente: ogni lettore, infatti, avrebbe dovuto scegliere il libro solo in base al suo contenuto.

Il romanzo è totalmente scritto in prima persona, e anche se il tempo in cui è ambientato viene omesso, possiamo capire da alcuni fatti e avvenimenti che ci troviamo a pochi giorni dal Natale del 1949. Scritto tra una cittadina della Pennsylvania e New York siamo la mente, il corpo e i ricordi di Holden Caulfield.