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venerdì 19 giugno 2026

#Moda: Quando il corpo detta tendenza – Il ritorno della forma naturale

Negli anni Venti del Duemila stiamo finalmente assistendo a un cambiamento profondo nel modo in cui il corpo viene rappresentato, percepito e celebrato
. Gli ideali estetici rigidi – per non scrivere tossici – che volevano la donna di una magrezza estrema, con proporzioni selezionate e silhouette uniformate, stanno lasciando spazio a un approccio più inclusivo, naturale e diversificato, almeno in apparenza.


Se è vero che stiamo lottando nell’accettazione personale di ogni forma e differenza, è anche vero che i trattamenti estetici sono ormai all’ordine del giorno anche per chi non vive sotto la luce dei riflettori. Da una parte abbiamo quindi influencer che parlano di accettazione di sé, ma dall’altra rimane sempre chi sponsorizza prodotti o terapie di manipolazione del nostro corpo a favore dell’insicurezza del cliente.

Sì, perché c’è sempre da ricordare che nel mondo moda, trucco e social noi non siamo esseri umani, ma clienti da portare a comprare e fidelizzare se si vuole continuare a vendere.  
 
Da rivoluzionaria so quanto sia potente la voce che ha il popolo. Quando la moda ha imposto standard così alti da risultare impossibili da raggiungere se si vuole rimanere sani, giustamente ci siamo risentiti. Poi siamo cresciuti di numero, abbiamo iniziato a boicottare certe marche a favore di quelle che hanno integrato nelle collezioni il body positive: promuovendo l’accettazione di corpi di tutte le forme e dimensioni, sfidando i grandi marchi e riuscendo così a trasformare il modo in cui si parla – e quindi si percepisce – di bellezza e moda. Questo ha iniziato a interessare i piccoli negozi di quartiere, fino ad arrivare alle collezioni di alta moda e ancora alle campagne pubblicitarie editoriali, fino alla normalizzazione più o meno accettata in toto.

Il ruolo del pubblico di oggi è cambiato sotto ogni punto di vista. Chi non sta al passo con questo, chi pensa ancora di dettare legge solo perché rischiarato dalla luce di un faro puntato, rischia di fare la fine di Icaro, caduto per aver osato sfidare troppo.
Acquisendo questo potere noi siamo diventati importanti tanto e quanto chi ci propone qualcosa: mettiamo bocca sui casi mediatici, ma soprattutto chiediamo autenticità e trasparenza da quei modelli che abbiamo deciso di seguire.

Ma attenzione a non abbassare la guardia quando iniziamo a sentirci ascoltati.

Se il corpo nella moda sta tornando a forme più autentiche, cominciando a normalizzare i peli femminili, lo stesso non si può certo dire per il volto.

Negli ultimi anni i trattamenti di medicina estetica non invasiva – filler labbra, zigomi, botox – sono diventati sempre più diffusi e normalizzati, anche tra persone lontane dal mondo dello spettacolo. Questo ideale di pensiero è grave tanto e quanto lo standard di magrezza eccessiva degli anni ’80-90 e primi del 2000.
Si sta creando una nuova estetica standardizzata del viso: labbra più piene, pelle levigata, lineamenti armonizzati che altro non fa che ritardare sempre più la maturazione ordinaria e coerente dell’aspetto, con risultati disastrosi quando il tempo incalza inesorabile.
Questo fenomeno oltre a rivelare la contraddizione culturale che ci vuole unici, ma allo stesso tempo ci omologa a favore di vendite, ha un sottile sottotesto davvero raccapricciante che non fa più distinzioni tra uomini e donne: “sono piacente solo se assomiglio sempre e per sempre a un preadolescente”. Eh sì. Già lossessione per il trucco e la rimozione dei peli femminili doveva farci capire che stavamo vivendo in una società pedofila, ma se ancora avete dubbi: indovinate chi ha labbra gonfie e rosse, pelle levigata e lineamenti puliti naturalmente? Esatto: chi ancora non ha affrontato la pubertà.

Con questo non voglio condannare una scelta individuale, io per prima mi trucco anche se non così spesso rispetto al passato. Ma bisogna osservare seriamente che l’idea di “naturale” che ci propinano è in realtà ancora selettiva e influenzata dalle pressioni visive vincolanti alla prepubertà, questa volta con il supporto anche dei social media. A ringraziare sono ovviamente le grandi multinazionali.

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