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giovedì 18 giugno 2026

#Mitologia: Ulisse e il ritorno che è in realtà una trasformazione

Tutti noi conosciamo l’Odissea di Omero e la riconosciamo a livello universale come un poema sul ritorno di Ulisse alla sua patria, l’isola di Itaca, dopo dieci anni di guerra di Troia, con le sue molteplici peripezie
.

L’agognato ritorno di Ulisse non è però un semplice viaggio fisico, bensì una profonda trasformazione personale e simbolica che si riflette nei temi della maturazione, dell’identità e il rapporto tra esperienza e casa.

Vediamo oggi come tutto questo incide anche sul nostro rapportarci ai cambiamenti interiori e alla nostra personale crescita personale.
  
Ulisse non decide di tornare e basta, nel viaggio verso la sua casa attraversa una serie di prove che lo mettono di fronte a ostacoli esterni, inganni e tentazioni. Tutte queste prove non servono solo a ritardare il suo rientro a Itaca, lasciando il lettore con il fiato sospeso e con un’adrenalina incalzante, ma sono necessarie per il protagonista affinché cambi profondamente la sua prospettiva e, ovviamente, anche la nostra.

Circe, le sirene o i lotofagi rappresentano le tentazioni, le paure e i comportamenti interiori che l’eroe deve riconoscere, affrontare o rifiutare prima di tornare a casa. Allontanarsi dal piacere temporaneo e il cedere alla facilità di rimanere in un posto, affinano il suo ingegno del saper superare gli ostacoli, mantenendosi sempre caparbio e coerente nel centrare l’obiettivo di ricongiungersi con la propria casa ma soprattutto con la sua famiglia. In questo modo Ulisse, oltre a sopravvivere al viaggio stesso, evolve internamente, fatto che lo porterà a non farsi riconoscere da nessuno – se non dal suo cane Argo e dalla nutrice Euriclea – una volta tornato a Itaca.

Non è più lo stesso uomo che partì da Troia: ha affrontato prove che lo hanno modellato nel corpo, ma soprattutto nella psiche ed è proprio nell’approccio con il figlio Telemaco, con un nuovo tipo di relazione di cui Ulisse stesso non ha potuto sperimentare, che passa da eroe bellico a figura matura, integrando esperienza, perdita e saggezza. In un certo senso è come se tutto quello che ha vissuto e appreso lungo il cammino sia servito come una sorta di testimonianza da riporre al suo futuro, rappresentato dal figlio.

La trasformazione di Ulisse è così potente e profonda da aver avuto mille e più interpretazioni nel corso dei secoli. Autori come Kavafis, Joyce (sia lo scrittore e poeta irlandese che il nostro Joyce Conte) hanno saputo descrivere questo cambiamento dell’eroe in maniera sempre diversa ma come simbolo universale di ricerca interiore e crescita personale dove la meta, Itaca, non è il punto finale, ma la consapevolezza che una volta raggiunta sarà il primo passo di un nuovo Sé.

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