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venerdì 7 novembre 2025

#Lifestyle: Decluttering spirituale – Come liberarsi da ciò che non si vede

Circa due anni fa ho iniziato con un nuovo lavoro, ho cambiato routine e in un certo senso vita. Per un’abitudinaria come me non è stata facile cambiare l’organizzazione della propria giornata, figuriamoci quella della propria vita, così ho imparato l’arte del decluttering spirituale.


Attraverso un grande lavoro interiore mi sono resa conto che la maggior parte delle mie ansie, che poi sfociavano in attacchi di panico, erano dovute alla mania, quasi ossessione, di dover sempre tenere tutto sotto controllo. Non mi godevo il presente, perché pensavo a cosa potesse andare storto e come poter già risolvere un problema che forse poteva venire fuori.

Il deluttering spirituale è arrivato in mio soccorso, spingendomi a liberarmi di tutti i pesi che mi portavo, alleggerendo la parte più invisibile, ma che maggiormente controlla la nostra vita, che tutti noi abbiamo: l’inconscio.

Che cos’è il delcuttering spirituale?


Sono molto legata ai ricordi, e lo dimostra il fatto che non riesco a buttare nulla del mio passato. Ho conservato fino a qualche anno fa una barchetta di carta fatta da un amico di un amico, che avevo conosciuto una sera, primo e ultimo incontro avvenuto. Ancora oggi conservo i miei giochi, i regali più importanti, compro candele e non le accendo mai, accumulandole sul mio settimino.
Il delcuttering spirituale, quindi, non impone il minimalismo che va tanto di moda ora, non obbliga a buttare qualsiasi cosa non utilizziamo, ma ci aiuta a fare un processo di “sgombero” interiore, come suggerisce la parola stessa. In inglese “clutter” significa “confusione, disordine, ingombro”, “de” nella lingua inglese è un prefisso che viene utilizzato per aggiungere il significato di “opposto”, “rimuovere” o “ridurre” a un nome o a un verbo. Così “decluttering” diventa l’azione del togliere il disordine, sgomberare.
A che serve liberare una stanza se dentro di noi abbiamo ancora pensieri tossici, rancori, paure, legami nocivi con persone o il passato? È quando ci si libera da tutto ciò che poi si può arrivare a creare un ambiente più sano anche fuori, proprio come si deve pulire prima il dentro di qualsiasi cosa, per poi procedere all’esterno.
La famosa Marie Kondo lo ripete spesso: “Bisogna tenere solo ciò che ci dà gioia.” Ma siamo sicuri di riconoscere tale sentimento, se la nostra mente è in preda alla negatività del quotidiano?

Come iniziare con il decluttering spirituale?

Da amante delle liste dei pro e dei contro, il primo passo che ho fatto per avviarmi a questo processo è stato scrivere su un foglio tutti i pensieri che mi arrivavano su me stessa o sulla mia vita in generale. Farlo non vuol dire giudicarli, semplicemente scriverli e notare quante volte si ripetono nell’arco di una giornata, o addirittura di una settimana.
Nella colonna dei “pro” avevo messo i pensieri che potevano aiutarmi, in quella dei “contro” quelli che mi paralizzavano. Così mi sono resa conto che molti miei desideri, molte mie intuizioni morivano nella mia mente per quei pensieri di paura. Paura di fallire, paura che sia troppo difficile, paura che possa andare male proprio come già successo… Il neuroscienziato Rick Hanson, in “Rick Hanson, Handwiring Happiness” (2013) sostiene che il nostro cervello tende naturalmente a trattenere le esperienze negative più di quelle positive. Non ci costa niente ricordare quando tutto è andato male, e dobbiamo fare uno sforzo per ricordarci di quando tutto è andato bene.
Così, lista alla mano ho imparato, giorno dopo giorno, a lasciare andare, a lasciare che qualcosa semplicemente sia. Ogni errore è un’esperienza di miglioramento, ogni fallimento un passo in avanti verso la riuscita di qualcosa.

Liberarsi da tutto ciò che ci pesa significa lasciare spazio a Dio, all’amore e alla speranza.” 
Non deve essere necessariamente una fede religiosa, ma avere fiducia in qualcosa di più grande di noi, in un aiuto che ci viene in soccorso quando ci sentiamo deboli, è la seconda chiave per il decluttering spirituale.
Avere paura dell’ignoto è normale, è il modo in cui il nostro cervello ci mette in allerta sul pericolo, ma illudersi che tutto possa essere controllato fa male solo a noi stessi, che ci diamo dei pesi assolutamente non necessari al nostro benessere.
Che ci piaccia o no ammetterlo, nessuno è il sovrano della propria vita. Se lo fossimo avremmo il totale potere di comandare gli eventi che ci accadono, e così non è. Possiamo imparare a gestirli, ma non possiamo governarli. Come uno scoglio non può arginare il mare, così noi non possiamo fermare ciò che non vogliamo. E come uno scoglio si lascia modellare dall’acqua, così noi possiamo affidarci alla vita.
La preghiera, la meditazione, lasciare uno spazio di silenzio quotidiano in cui possiamo parlare o anche solo ascoltare la parte più divina in noi è essenziale per ritrovare quella fiducia nella propria vita. La gratitudine, anch’essa un momento quotidiano, ci insegna a riconoscere ogni piccolo dono del presente. Piano piano, senza il caos dei pensieri, senza l’incessante vociare dei social, della tv, delle persone, ci accorgiamo che siamo già pieni di tutto ciò che davvero conta

Il decluttering spirituale non significa non avere mai più un problema o un giorn, no. Significa saper vivere più leggeri. Numerose ricerche scientifiche dimostrano che ridurre il sovraccarico mentale e coltivare spazi di silenzio migliora significativamente la percezione di felicità e resilienza personale.
Lasciare andare impegni inutili, persone che tolgono le energie per curare il proprio benessere interiore è un modo per amare se stessi. Rallentare, selezionare con cura gli obblighi sociali o i propri legami più profondi è ciò che serve per arricchire la propria vita, anche quella emotiva. 

Il decluttering spirituale, ovviamente, non si impara in un giorno. Così come non è un processo che ha una scadenza. È un percorso quotidiano, una serie di piccole azioni volte a liberarci dell’inutilità appena la riconosciamo. A mano a mano che ci libereremo dei pesi, avremo lo spazio necessario per sentirci pienamente vivi. La strada per farlo passa per il silenzio, la fiducia e la semplicità, ed è proprio così che riusciremo ad amare l’unica persona che davvero conta: noi stessi.

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