Pagine

Available in English

Usi & Costumi

lunedì 24 novembre 2025

#Libri: La Levatrice

In un caldo pomeriggio estivo ho deciso di passare il mio tempo in libreria e, rinfrancata dall’aria condizionata e dal mio amore per la lettura, ho deciso di dare sfogo a un altro amore: quello per i romanzi storici ritornando a casa con una busta ricolma. In questa era presente anche “La levatrice”, romanzo di Bibbiana Cau.


Come amo i thriller, così amo i romanzi storici, soprattutto quelli ambientati tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. Se, come in questo caso, il romanzo è ambientato in Italia ancora meglio, soprattutto se in una regione di cui so veramente poco come la Sardegna.  
 
Mallena e Jubanne si innamorano in un attimo e più o meno nello stesso lasso di tempo decidono di sposarsi e trasferirsi insieme a Norolani, paese d’origine di lui.     
Mallena scappa così da un destino crudele ma che non è mai riuscita a dimenticare del tutto, nonostante il grande amore che la lega al marito. Anche se forestiera, la donna ha saputo come entrare nel cuore di tutti gli abitanti, soprattutto perché è un
allevadora: con l’antico sapere che la sua linea materna si tramanda da generazioni, Mallena sa assistere in modo impeccabile le partorienti. Segue i parti delle donne più abbienti, ma anche di quelle più povere, arrivando anche ai paesi vicini. Il suo sapere lo utilizza sempre in modo totalmente gratuito, anche se avrebbe davvero bisogno di denaro.
Mallena e Jubanne hanno due figli: Rosa e Daniele, tutto procede come sempre, fino alla chiamata per il fronte del marito, che tornerà solo nel settembre del ’17, gravemente ferito nel corpo, nella mente e nell’animo.
Le cure per concedere all’uomo un po’ di sollievo sono veramente costose, per questo Mallena si intestardisce più degli anni passati con il Consiglio Comunale al quale chiede di essere remunerata per il lavoro, ma al solito le viene negato ogni aiuto. Anzi: come per umiliarla viene portata a Norolani Angelica Ferrari: una giovane donna, ostetrica diplomata all’Università di Pavia.
Sulla carta rivali, le due donne sono più simili che mai: Angelica ha sfidato il volere del padre che la voleva madre e moglie di qualcuno per studiare e crearsi una sua indipendenza. Ora sfida le donne del paese che preferiscono sempre l’esperienza pratica di Mallena a quella teorica di Angelica.

Non vado oltre per non rischiare spoiler.

Il romanzo è molto ben scritto, la Cau non si nega alla lingua sarda, ma ci fa ben comprendere tutto il senso delle parole. Mi sono divertita a conoscere nuove tradizioni, a immaginarmi altri suoni da aggiungere a quelli della nostra variegata lingua.
Ho apprezzato in particolar modo il carattere di Mallena: educato, elegante, silenzioso, ma mai sottomesso ad alcuno, uomo o donna che sia. Una madre rigorosa e allo stesso tempo affettuosa che si perde quando va tutto male, perché dopotutto è un essere umano e non un automa che riesce a fare tutto solo perché donna. 

Personalmente non è mai stata mia intenzione avere figli, ma ancora una volta devo alzare le mani all’innato talento tutto femminile che abbiamo di riconoscere e comprendere fin da subito quello che il maschile non sa neanche dopo una lunga analisi.

Non è una questione di lotta di potere, ma quel sesto senso che una donna non ha bisogno di spiegare a un’altra donna, e che non potrà mai fare a un uomo perché questo non lo capirebbe neanche in dieci vite. Senza offesa, eh. 

Non sono una fan del “si stava meglio quando si stava peggio”, però rivedere l’Italia del 1917 mi ha scaldato il cuore per il senso di vicinanza che c’era tra le persone, anche se ho tirato un sospiro di sollievo a ogni pagina per essere nata e cresciuta secolo dopo.

Una storia di resistenza e rivoluzione femminile che gioca sulla consapevolezza di sé, sulla responsabilità delle proprie scelte e sul coraggio di prenderle.

Nessun commento:

Posta un commento