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venerdì 2 ottobre 2026

#StorieRomane: Trinità dei Monti

Foto di Gabriella Care Marino 
su Unsplash
Prima di iniziare questo articolo vorrei dire a tutti gli italiani: mi dispiace, non lo sapevo
.

Trinità dei Monti è uno di quei luoghi che volente o nolente vedo più volte all’anno. Più del Colosseo e di qualsiasi luogo romano, perché tra una passeggiata e un impegno di lavoro, mi ritrovo sempre lì.
Ci sono stata anche ultimamente (sto scrivendo il 27 aprile 2026, non so quando pubblicherò l’articolo) con i miei soliti amici americani e, quando mi hanno chiesto quale fosse la storia dietro Trinità dei Monti, perché su 4Muses non c’è, ecco che ho deciso di rispondere loro con un articolo. Della serie: meglio tardi che mai.

Trinità dei Monti è sempre stata un punto di incontro nella politica e nell’arte europea. Ma lo sapevate che è nata come legame tra Roma e… la monarchia francese? Ripeto, raga, mi dispiace.

Tutto ha inizio nel 1494, quando Carlo VIII di Francia acquista una vigna al Pincio per ospitare i religiosi francesi dell’Ordine dei Minimi, fondato da Francesco di Paola.
Nel 1502, sotto Luigi XII di Francia, iniziano i lavori della chiesa limitrofa, inizialmente in stile gotico e con materiali provenienti direttamente da Narbonne. La chiesa sorge così con materiali francesi, ma trova subito i primi intoppi.
Il Sacco di Roma (1527) interrompe tutto, lasciando il progetto sospeso fino al 1585 quando la chiesa viene finalmente completata e consacrata da Sisto V. Giacomo della Porta e Carlo Moderno sono gli architetti che firmano la facciata con i suoi due campanili perfettamente simmetrici.

Il convento adiacente custodisce alcuni degli esempi più sorprendenti di arte illusionistica a Roma.
Nelle sue gallerie sono presenti numerose anamorfosi: illusioni ottiche dove il soggetto di un dipinto cambia a seconda dal punto di osservazione. Di primo impatto i dipinti sembrano paesaggi distorti, ma se osservati da un punto preciso, rivelano figure religiose come San Francesco di Paola.
In uno dei suoi corridoi vi è l’astrolabio catottrico (1687): un orologio solare sofisticato che, utilizzando specchi, proietta l’ora e i segni zodiacali.
Il refettorio ha affreschi di Andrea Pozzo, dove grazie all’uso sapiente della prospettiva, si creano illusioni tridimensionali delle scene delle Nozze di Cana.

Davanti alla chiesa troviamo l’Obelisco Sallustiano, forse il più fotografato al mondo. Opera di epoca romana che imita gli obelischi egizi, è stato Papa Pio VI a volerlo erigere lì nel 1789.
Trinità dei Monti è una delle cinque chiese francesi di Roma, gestita dai Pii Stabilimenti della Francia a Roma. (Non vi riporto quanto detto da Silvia con gli ormai anche suoi amici americani, per evitare problemi con i nostri cugini Galli), ma se il tutto nasce come sostegno e supporto reciproco, ecco che la Corte dei Conti francese tenta di buttare tutto in caciara, rivendicando la proprietà della scalinata. Aho.

Immaginiamoci questo: stiamo nel 1585 e tra la chiesa e la piazza c’era un dislivello fisico con un percorso a dir poco ripido. Il popolo romano abbandona presto l’idea di salire alla chiesa, perché farlo voleva dire rischiare una frattura o allungare il percorso più del dovuto.
Tra il 1723 e il 1726 l’architetto Francesco De Sanctis realizza un progetto che cambierà quella parte di città: con soli 136 gradini, la chiesa e la piazza possono essere facilmente collegate. Finalmente.
La scalinata è maestosa, e reca ancora oggi i simboli per i quali è stata voluta: abbiamo i gigli francesi e le aquile papali.

Non so cosa voglia la Corte dei Conti francese, ma sostiene che sarebbe sua a seguito di un finanziamento per la costruzione. Bastasse questo, oggi mezzo mondo dovrebbe ora spartirsi la paternità di Notre Dame.

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