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venerdì 18 settembre 2026

#Metafisica: Il dubbio come sostanza primaria

Immagine creata con ChatGPT
Noi esseri umani siamo curiosi di natura. Vogliamo sapere il perché di tutto e, se per le piccole domande ci viene in aiuto la scienza, per le grandi la questione cambia
. “Perché viviamo?”. “Cosa c’è dopo la morte?” “L’universo è infinito?”, “Se sì, fino a quanto si può espandere?”, “Se no, cosa c’è una volta finito?”… queste e molte più sono domande a cui vogliamo disperatamente dare una risposta certa. È quasi impossibile, ecco perché ci vengono in aiuto la filosofia o la religione.

Fin qui va tutto bene, ma quando la necessità della certezza attraversa la politica o le relazioni personali, può diventare un problema: pensare che nella nostra vita esistano punti fermi assoluti è qualcosa di estremamente tossico.
Se osserviamo la realtà da più vicino, scopriamo una possibilità destabilizzante: il dubbio non è un errore della mente umana, ma la struttura stessa dell’universo.

Ma ‘n che senso, ahò?

Lo so, questa prospettiva potrebbe ribaltare completamente il modo tradizionale di vedere il mondo. Per noi la realtà è qualcosa di solido, definito e stabile – a meno che non abbiate letto la sezione di metafisica sul blog, ovviamente. Le cose sembrano avere contorni netti: un oggetto è un oggetto, una verità una verità. O al massimo viviamo nella dualità: “questa cosa è bella o brutta”, una scelta giusta o sbagliata. Tutto ciò, però, potrebbe essere solo una costruzione che la nostra mente si è data per potersi orientare meglio nel caos.

Se diamo per vero il caos, dovremmo ammettere quindi che la realtà non è fatta di certezze assolute, ma solo di possibilità stratificate. L’incertezza diventerebbe così la materia prima da cui tutto prende forma. E se arriviamo a comprendere questo, capiamo che è quindi l’incertezza a essere la caratteristica primordiale dell’esistenza stessa.

“So di non sapere”, come diceva Socrate, è il riassunto del pensiero secondo cui il dubbio non blocca la conoscenza, ma anzi, la rende possibile.
Secoli dopo Cartesio trasforma lo stesso dubbio in uno strumento radicale: mette in discussione ogni convinzione proprio per verificare se esiste almeno una certezza capace di sopravvivere a qualsiasi domanda. Ed è da questo processo che è nata la famosa frase: “Cogito, ergo sum”: l’unica cosa di cui non poteva dubitare era il fatto che stesse dubitando, quindi il pensiero è l’unico modo che abbiamo per aver certezza di esistere.
Arriviamo al modernissimo Emil Cioran (1911-1995) che vede il dubbio come una condizione permanente dell’esistenza umana. Per lui l’incertezza è una forza viva che attraversa il pensiero e lo mantiene in movimento. Se non dubitiamo mai di nulla, come possiamo farci domande e crescere?

So che quando unisco la scienza alla filosofia faccio sempre lo stesso esempio, pazienza.

La scienza moderna quasi conferma che l’incertezza governa l’universo. Nel mondo infinitamente piccolo delle particelle subatomiche, nulla è certo. Il principio di indeterminazione dimostra che non è possibile conoscere contemporaneamente con precisione assoluta alcune proprietà fondamentali di una particella, come posizione e quantità di moto.
Ancora più affascinante – o intrippante, come direi io – è il comportamento stesso delle particelle quantistiche: prima di essere osservate, non occupano un punto preciso nello spazio, ma esistono in una sovrapposizione di stati possibili. Insomma, vivono come probabilità, solo quando le si osservano, una di queste probabilità prevale sulle altre dando origine a quella che percepiamo come realtà concreta.

Arrivati a questo punto possiamo almeno considerare che l’universo non funzioni come una macchina perfettamente determinata, ma come un enorme oceano di possibilità in continuo movimento, nel quale la certezza emerge solo temporaneamente.
Se, quindi, la realtà è fatta di infinite possibilità e di pochissime certezze assolute, possiamo anche cambiare la nostra prospettiva sul modo in cui viviamo. Un fallimento non è più sinonimo di errore, ma una delle tantissime direzioni che la nostra vita può assumere. Se nulla è determinato per sempre, noi stessi possiamo diventare meno rigidi. I cambiamenti, le contraddizioni, le “incoerenze”, nostri e degli altri, possono essere visti semplicemente come convivenza con il mutamento naturale del corso che prendono gli eventi.

So che proprio questo è il punto più difficile da accettare. Scendere a patti con  l’idea che l’universo potrebbe non essere stato creato per offrirci sicurezza, ma anzi, per costringerci a navigare nell’ambiguità è qualcosa che può generare ansia. Meglio così: ammettere le fragilità ci ricorda che dopotutto siamo esseri umani, e perciò fallibili.
Continuare a interrogarsi è un ottimo modo per mantenersi vivi e creativi. Chi rimane rigido sulle proprie idee difficilmente potrà vedere il bello della vita e tutta la sua arte.
Sì, perché disegno, scrittura, musica, recitazione… i talenti che tutti noi abbiamo e che dobbiamo tirare fuori emergono proprio se tolleriamo il vuoto dell’incertezza senza avere il bisogno di riempirlo il prima possibile.

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