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| Immagine generata con ChatGPT |
Per carità, per secoli, forse da sempre, l’essere umano è stato convinto che la realtà sia qualcosa di stabile, oggettivo e indipendente da noi: una sedia rimane una sedia anche se nessuno la guarda, la Luna rimane a illuminare la notte anche quando tutti dormono e ogni oggetto occupa uno spazio preciso nell’universo.
Solo che poi è arrivata la fisica quantistica a dirci: “boh bro, non è proprio così”.
Ed ecco che la nostra mente esplode, a livello figurato of course: la realtà sembra comportarsi in modo radicalmente diverso da ciò che percepiamo nella nostra quotidianità. Le particelle non possiedono sempre proprietà definite, ma esistono in stati probabilistici che diventano concreti solo attraverso un’interazione. Se, quindi, siamo noi a determinare la realtà, cosa succede quando nessuno la osserva?
Attenzione: le nozioni di fisica e meccanica quantistica mi sono state spiegate come se fossi una bambina di tre anni dall’intelligenza artificiale dopo aver riportato delle ricerche. Se qualche esperto trova errori, è pregato di segnalarmelo nei commenti. Grazie.
Nella meccanica quantistica un elettrone non si trova in uno spazio ben definito. Prima di poterlo misurare, il suo stato viene descritto da una funzione d’onda: una struttura matematica che rappresenta molte possibilità contemporaneamente. Questo fenomeno prende il nome di sovrapposizione quantistica.
La famosa equazione di Schrödinger descrive proprio l’evoluzione di questa funzione d’onda nel tempo: finché non avviene un’interazione fisica, il sistema non possiede una singola configurazione definita, ma una distribuzione di probabilità.
In parole più semplici: la realtà quantistica è più come un insieme di possibilità ancora non definiti. È un insieme di possibilità, più che un qualcosa di oggettivo e tangibile.
Albert Einstein provocava il dibattito con la domanda: “Credi davvero che la Luna non esista quando nessuno la guarda?”. Fermo restando che forse è impossibile avere un momento storico in cui nessun essere vivente dell’intero universo, o per lo meno della nostra galassia, non guardi la Luna, si può suggerire che non sparisce come la logica umana può sostenere, perché l’ambiente circostante alla Luna esiste e continua a interagire con essa.
Ed ecco che la fisica incontra la metafisica: quindi per vivere bisogna avere per forza una coscienza? In realtà, per la maggior parte dei fisici contemporanei, non è necessario avere una coscienza cosciente per creare la realtà: basta un’interazione fisica. Un fotone che colpisce una particella, o due atomi che si scontrano, sono solo due esempi di situazioni che possono produrre una decoerenza, cioè un passaggio da uno stato quantistico probabilistico (quando nessuno osserva, quando “non c’è niente”) a uno stato apparentemente classico (la realtà per come la vediamo).
Ragionando così la realtà potrebbe emergere semplicemente dalla rete continua di relazioni tra sistemi fisici.
È la teoria di Carlo Rovelli: non è necessario avere un osservatore umano per definire la realtà, basta un’interazione: se due particelle, per esempio, entrano in contatto in una galassia lontanissima, esse “definiscono” realtà l’una per l’altra, anche senza che nessun essere vivente assisterà mai all’evento.
La realtà, quindi, esiste anche senza di noi?
Dipende da cosa intendiamo per “esistere”. Se lo vediamo dal punto di vista della fisica, la risposta è: certo. Dopotutto l’universo non ha bisogno dell’essere umano per esistere. Le stelle continueranno a esplodere, le galassie a collidere tra loro e le particelle a interagire anche quando l’ultimo essere vivente dell’intero universo smetterà di vivere.
Ma proprio perché abbiamo ben chiaro questo, possiamo ancora sostenere che è reale solo ciò che vediamo?
Se basta una sola interazione di particelle per creare qualcosa, davvero possiamo pensare che la nostra vita non stia cambiando solo perché non vediamo certi cambiamenti sul piano materiale? Davvero possiamo continuare a definire “casuali” certi incontri? Abbandonando per un momento il terreno della fisica ed entrando in quello della filosofia, viene spontaneo chiedersi: e se tutto fosse voluto da un nostro pensiero? Da una nostra danza di atomi un po’ più convulsa che anni fa si è “scontrata” con quella di altri?
Scienza e filosofia camminano sempre mano nella mano, e la domanda (quindi inevitabilmente la risposta) finale forse potrebbe essere: chi, o cosa, rende il mondo reale?

Interessante! La realtà è ciò che percepisci, che capti. Nelle relazioni umane, persone empatiche e sensibili, percepiscono la realtà o parte della realtà di una persona al di là di quella che lei presenta e fa vedere. Ho notato anche che quando si ha la mente concentrata ad esempio sull'altruismo o sull'amicizia o sul comprare una macchina nuova di quel tipo rossa l'occhio andrà e noterà le macchine rosse più spesso avrà incontri più fortunati e incontrerà di più gli occhi degli altri Quindi la realtà credo sia l'orientamento che noi diamo alla nostra mente e ai nostri occhi
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