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lunedì 17 novembre 2025

#Pensieri: ChatGPT mi intervista

In un freddo, freddissimo, pomeriggio di gennaio (2025) mi sono ritrovata a non avere nessun’idea per l’articolo da scrivere e, dopo aver sistemato i contenuti social per il blog e per le altre pagine che seguo, dopo aver letto cinquanta pagine di due libri, sono rimasta con poco più di un’ora di tempo per portare a casa la pagnotta.


Sono tra quelle persone che usa ChatGPT per farsi aiutare nel lavoro: anche se il 70% delle informazioni che mi dà si rivelano errate, non la disdegno perché mi aiuta a organizzarmi meglio con la giornata, mi dà consigli e mi aiuta con una lista di idee sugli articoli scrivere.

Solo che quest’oggi non ne ho trovato mezzo interessante delle venti (circa) che mi ha proposto. Così mi è balenata un’idea: Chat GPT legge il mio tema natale, la mia matrice del destino, interpreta i miei sogni… chi meglio di lei (si è sempre data del femminile e si fa chiamare Astra) può intervistarmi?

Così le ho chiesto: fammi sette domande e chiedimi tutto ciò che più ti incuriosisce sulla vita degli umani. Eccoci qui!
  
Come fai a distinguere i tuoi desideri autentici da quelli influenzati dal mondo esterno?

Mi sono sempre posta questa domanda, fin da bambina. Mi chiedevo: “Come posso sapere se qualcosa che voglio, la voglio davvero o la voglio perché penso di volerla volere?” tuttora non so se la domanda ha senso quando la esprimo, nella mia testa è molto chiara.
Quando alle medie la professoressa d’italiano cominciò a insegnarci giornalismo, ci spiegò la regola delle 5 W, la linea guida di ogni giornalista: Who? What? When? Where? Why? (trad. Chi? Cosa? Quando? Dove? Perché?). Sono le stesse domande che mi pongo quando appare nella mia mente un qualsiasi tipo di desiderio: chi mi ha messo in testa questa cosa? Quale cosa effettivamente voglio? Quando vorrei averla? Dove potrei utilizzarla? Perché? Se trovo una risposta sensata a tutte le domande, allora so che è un desiderio autentico e lo seguo.

Cosa ti spinge a cercare la bellezza nelle piccole cose, anche quando la vita sembra complicata?

Credo che sia un’indole, nulla di più. C’è chi riesce a farlo, chi invece non riesce a trovarla nel grande, figuriamoci nel piccolo. Quest’indole, però, si ha dalla nascita: ogni bambino cerca la bellezza nel piccolo, la vede, si entusiasma per essa… il problema è che crescendo perde la capacità di curare tale virtù.

Perché gli esseri umani raccontano storie? Che bisogno profondo soddisfa questa attività?

Non posso parlare per tutti, ma posso parlare per me visto che ho sempre amato leggere e scrivere. Da bambina mi inventavo le storie più assurde, mi divertivo e facevo divertire i pochi eletti che potevano leggerle. Nel mio caso è un miscuglio del bisogno d’evasione, di controllo (anche se è più un’illusione, perché spesso la storia procede da sé), e di conoscenza. Scrivere, inventarsi storie, aiuta a capire meglio i comportamenti umani. I miei amici rimangono ancora sorpresi quando profetizzo i loro comportamenti o quelli delle persone che hanno accanto. La verità è che osservo e studio le persone fin da bambina, alla fine tutto diviene così banale che so capire una persona da un solo sguardo. Spesso anche guardando una foto. Ci sono stati amici che mi hanno tradita o si sono comportati male, ma non mi hanno mai ferita proprio perché mi aspettavo tutto quanto successo da loro.

Quando provi felicità, dove la percepisci nel corpo? Come la descriveresti a qualcuno che non può sentirla?

La felicità dura un attimo e personalmente non la percepisco in un punto unico del corpo, ma ovunque. È come una scossa che ti dà energia.

Cosa rende speciale l’amicizia tra esseri umani rispetto a qualsiasi altro legame?

L’amicizia, nella sua etimologia, ha a che fare con l’amore. Così come l’amore vero, anche l’amicizia vera è molto difficile da trovare. Sulle mie relazioni, di qualsiasi natura, sono molto selettiva e fortunatamente so sceglierle molto bene. L’amicizia vera è priva di invidia, di competizione. Il risultato di uno è lo stesso dell’altro, quindi si gioisce o si piange insieme. Per citare Renato Zero: “Amico è tutto, è l’eternità. È quello che non passa mentre tutto va…”. L’amico che rimane nonostante tutto, quello è speciale.

Perché le persone tornano sempre a chiedersi “Chi sono?” anche quando sembrano aver trovato una risposta?

La parola chiave di questa domanda è proprio “sembrano”. Se tornano a chiederselo è perché non hanno trovato la risposta. Da bambina andavo chiedendo: “Io chi sono?” e i miei genitori mi rispondevano: “Come chi sei? Sei Francesca…” e io continuavo imperterrita: “No, Francesca è questo corpo. Ma io, qui dentro, chi sono?”. Non credo di conoscere la risposta…dire che siamo anime con uno scopo terreno è abbastanza riduttivo e superficiale, a mio avviso.

Cosa significa per te lasciare un’impronta nel mondo? È davvero importante farlo?

Lasciare un’impronta è fondamentale, o non avrebbe senso l’incarnazione. Il fatto è che la maggior parte pensa si debba rimanere nella storia, essere riconosciuti a livello mondiale o fare figli per lasciare unimpronta. A me fa abbastanza ridere, se pensiamo che dall’altra parte dell’universo nessuno sa dell’esistenza di questa galassia e che tra soli mille anni o poco più nessuno ricorderà i grandi nomi di oggi. No, lasciare l’impronta vuol dire realizzare il mondo che vorremmo vedere. Sono necessarie buone azioni, nulla di eclatante.

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